Storia Contemporanea

Le rivoluzioni del 1848

Sommario

Il 1848 fu l'anno della grande ondata rivoluzionaria europea: una catena di moti che, partita da Parigi, investì quasi tutto il continente, intrecciando rivendicazioni liberali (costituzioni, libertà), democratiche (suffragio, repubblica) e nazionali (indipendenza e unità dei popoli). Pur fallendo nell'immediato, segnò la fine dell'ordine della Restaurazione e pose le basi dei processi di unificazione nazionale.


Una rivoluzione europea

Il 1848 fu un fenomeno continentale e quasi simultaneo, alimentato da:

  • la crisi economica e agraria del 1846-47 (carestie, disoccupazione);
  • la diffusione delle idee liberali, democratiche e nazionali;
  • l'insofferenza verso l'assetto della Restaurazione (Congresso di Vienna, 1815).

Le rivendicazioni univano la richiesta di costituzioni e libertà civili a quella di indipendenza nazionale per i popoli sottoposti a dominazioni straniere (italiani, tedeschi, ungheresi, polacchi).


La rivoluzione di febbraio in Francia

A Parigi (febbraio 1848) l'insurrezione rovesciò la monarchia di Luigi Filippo e proclamò la Seconda Repubblica.

  • Il governo provvisorio introdusse il suffragio universale maschile e gli Ateliers nationaux (laboratori nazionali) per i disoccupati.
  • Nel giugno 1848 la chiusura degli ateliers provocò l'insurrezione operaia delle «giornate di giugno», repressa nel sangue: emerse la frattura tra borghesia e proletariato.

Parola chiave: Suffragio universale

Diritto di voto esteso a tutti i cittadini (allora solo maschi adulti), svincolato dal censo. Nel 1848 in Francia fu una conquista dirompente, simbolo della democrazia di massa in formazione.


La rivoluzione nell'Europa centrale

I moti si propagarono rapidamente:

  • Impero asburgico: rivolte a Vienna (caduta del cancelliere Metternich), a Praga e in Ungheria (insurrezione guidata da Kossuth);
  • Stati tedeschi: moti a Berlino e convocazione del Parlamento di Francoforte, che tentò invano di realizzare l'unità tedesca su base liberale (offrì la corona al re di Prussia, che la rifiutò).

Il movimento si frantumò per i contrasti tra le diverse nazionalità e per la ripresa delle forze conservatrici.


La rivoluzione in Italia e la prima guerra di indipendenza

In Italia il 1848 fu intrecciato al Risorgimento:

  • concessione di statuti costituzionali in vari Stati (tra cui lo Statuto Albertino in Piemonte, marzo 1848);
  • insurrezioni a Milano («Cinque giornate») e a Venezia contro l'Austria;
  • prima guerra d'indipendenza: Carlo Alberto di Savoia dichiarò guerra all'Austria, ma fu sconfitto a Custoza (1848) e a Novara (1849), dove abdicò in favore di Vittorio Emanuele II;
  • esperienze repubblicane come la Repubblica Romana (Mazzini, Garibaldi) e quella di Venezia, infine schiacciate.

Lotte democratiche e restaurazione conservatrice

Entro il 1849 le forze conservatrici ripresero ovunque il sopravvento:

  • repressione dei moti, scioglimento dei parlamenti, ritorno all'ordine;
  • tuttavia molte conquiste non furono cancellate del tutto e l'idea nazionale uscì rafforzata.

La Francia dalla Seconda Repubblica al Secondo Impero

In Francia, Luigi Napoleone Bonaparte (nipote di Napoleone I) fu eletto presidente della Repubblica nel dicembre 1848.

  • Con il colpo di Stato del 2 dicembre 1851 sciolse l'Assemblea;
  • nel 1852 si proclamò imperatore col nome di Napoleone III, inaugurando il Secondo Impero.

Concetti chiave

  • Restaurazione: ordine europeo post-1815 (Congresso di Vienna) basato su legittimismo ed equilibrio.
  • Liberalismo / democrazia / nazionalità: le tre anime del 1848.
  • Statuto Albertino (1848): costituzione concessa da Carlo Alberto, poi base dello Stato italiano.
  • Napoleone III: dalla presidenza repubblicana al Secondo Impero (1852).

Riepilogo

  • Il 1848 fu un'ondata rivoluzionaria europea che unì istanze liberali, democratiche e nazionali.
  • In Francia nacque la Seconda Repubblica (suffragio universale maschile), poi rovesciata da Napoleone III.
  • In Europa centrale caddero Metternich e l'ordine della Restaurazione, ma i moti fallirono per le divisioni.
  • In Italia si combatté la prima guerra d'indipendenza, conclusa con la sconfitta sabauda.
  • Pur fallendo, il 1848 segnò la fine dell'epoca della Restaurazione.

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Società borghese e movimento operaio

Sommario

La seconda metà dell'Ottocento è dominata dall'ascesa della borghesia, classe protagonista dello sviluppo economico e portatrice di una cultura fondata sul progresso e sul positivismo. Allo stesso tempo cresce il proletariato urbano e si organizza il movimento operaio, con la diffusione del marxismo, dell'anarchismo e la nascita dell'Internazionale dei lavoratori.


La borghesia europea

La borghesia divenne la classe egemone:

  • comprendeva imprenditori, professionisti, commercianti, funzionari;
  • fondava il proprio prestigio sulla proprietà, sul lavoro e sul merito, non più sulla nascita;
  • esprimeva valori di risparmio, famiglia, decoro, rispettabilità.

Ottimismo borghese e cultura positiva

L'età borghese fu pervasa da un diffuso ottimismo e dalla fiducia nelle capacità della scienza.

  • Il positivismo (Auguste Comte) esaltava il metodo scientifico come unica via alla conoscenza e al miglioramento sociale.
  • L'evoluzionismo di Darwin influenzò profondamente la cultura (e, deformato nel «darwinismo sociale», anche le ideologie della competizione tra individui e nazioni).

Parola chiave: Progresso

Idea-guida dell'Ottocento: convinzione che l'umanità avanzi in modo continuo e inarrestabile verso condizioni migliori, grazie a scienza, tecnica ed economia.


Lo sviluppo economico e la rivoluzione dei trasporti

  • Espansione industriale, crescita del commercio e dei mercati;
  • la rivoluzione dei trasporti (ferrovie, navi a vapore, telegrafo) ridusse distanze e tempi, integrando i mercati nazionali e internazionali;
  • nuovi mezzi di comunicazione accelerarono la circolazione di merci, persone e informazioni.

Il proletariato urbano e il movimento operaio dopo il '48

L'industrializzazione creò un vasto proletariato urbano in condizioni dure (bassi salari, orari lunghi, lavoro minorile e femminile).

  • Dopo il 1848 si moltiplicarono leghe, società di mutuo soccorso, sindacati e cooperative;
  • crebbe la coscienza di classe e la richiesta di diritti politici e sociali.

Marx e «Il Capitale»

Karl Marx, con Friedrich Engels, elaborò il socialismo scientifico:

  • Manifesto del partito comunista (1848) e Il Capitale (1867);
  • analisi del capitalismo fondata sui concetti di plusvalore, sfruttamento e lotta di classe;
  • previsione del superamento del capitalismo attraverso la rivoluzione proletaria e l'avvento del comunismo.

L'Internazionale dei lavoratori: marxisti e anarchici

La Prima Internazionale (Associazione internazionale dei lavoratori, fondata a Londra nel 1864) riunì le organizzazioni operaie europee.

  • Si divise tra i marxisti (guidati da Marx, fautori dell'azione politica e della conquista dello Stato) e gli anarchici (guidati da Bakunin, contrari a ogni autorità statale);
  • il contrasto portò allo scioglimento di fatto della Prima Internazionale (anni '70).

Il mondo cattolico di fronte alla società borghese

La Chiesa cattolica assunse un atteggiamento difensivo verso la modernità liberale:

  • Pio IX condannò il liberalismo e le ideologie moderne con il Sillabo (1864);
  • si gettavano però le premesse per la futura dottrina sociale della Chiesa.

Concetti chiave

  • Borghesia: classe egemone fondata su proprietà, lavoro, merito.
  • Positivismo: fiducia nel metodo scientifico e nel progresso.
  • Marxismo: socialismo scientifico, plusvalore, lotta di classe, rivoluzione proletaria.
  • Anarchismo (Bakunin): rifiuto dello Stato.
  • Prima Internazionale (1864): organizzazione operaia, scissione marxisti/anarchici.

Riepilogo

  • La borghesia guidò lo sviluppo economico e impose i propri valori e la cultura del progresso.
  • Il positivismo espresse la fiducia ottocentesca nella scienza.
  • Crebbe il proletariato e si organizzò il movimento operaio.
  • Il marxismo offrì una teoria della società e della rivoluzione; l'anarchismo ne fu l'alternativa antistatale.
  • La Prima Internazionale unì e poi divise il movimento operaio.

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Città e campagna

Sommario

L'Ottocento conobbe una profonda trasformazione degli spazi di vita: l'urbanesimo spinse masse crescenti verso le città, che furono ristrutturate con grandi piani urbanistici, mentre il mondo delle campagne restava la realtà prevalente ma in lenta trasformazione. Il capitolo confronta città e campagna come due poli della società ottocentesca.


L'urbanesimo

L'urbanesimo — la crescita della popolazione urbana — fu uno dei fenomeni centrali del secolo:

  • l'industrializzazione attirò manodopera dalle campagne verso i centri industriali;
  • le città crebbero in modo tumultuoso, con problemi di igiene, alloggi, ordine pubblico;
  • emersero le periferie operaie accanto ai quartieri borghesi.

La trasformazione delle città

Le città furono oggetto di grandi opere di risanamento e modernizzazione:

  • abbattimento delle vecchie mura, apertura di grandi viali e boulevard;
  • costruzione di reti fognarie, idriche, di illuminazione (a gas, poi elettrica);
  • nuovi edifici pubblici, stazioni, mercati, parchi.

Parola chiave: Piano regolatore

Strumento urbanistico con cui le autorità pianificano lo sviluppo della città (vie, quartieri, servizi). Espressione della volontà di governare razionalmente la crescita urbana.


Quattro esempi di rinnovamento urbano

Il modello fu il rinnovamento di alcune grandi capitali:

  • Parigi: la trasformazione voluta da Napoleone III e attuata dal barone Haussmann (grandi boulevard, sventramenti, funzione anche di controllo dell'ordine pubblico);
  • Londra: la metropoli dell'epoca vittoriana, con la prima metropolitana;
  • Vienna: la costruzione del Ring al posto delle mura;
  • Chicago: la ricostruzione dopo l'incendio, con i primi grattacieli.

Il mondo delle campagne

Nonostante l'urbanizzazione, la campagna restava il mondo in cui viveva la maggioranza della popolazione europea.

  • Permanevano forti differenze tra regioni (grande proprietà, piccola proprietà, mezzadria, braccianti);
  • la modernizzazione agricola (nuove tecniche, macchine, concimi) avanzava lentamente e in modo diseguale;
  • le campagne furono toccate dall'emigrazione e, a fine secolo, dalla crisi agraria dovuta alla concorrenza dei prodotti extraeuropei.

Concetti chiave

  • Urbanesimo: crescita della popolazione urbana legata all'industrializzazione.
  • Haussmann: artefice del rinnovamento di Parigi (boulevard, sventramenti).
  • Piano regolatore: pianificazione razionale dello sviluppo urbano.
  • Mondo rurale: ancora prevalente, ma diseguale e in lenta trasformazione.

Riepilogo

  • L'urbanesimo trasformò le città in grandi centri industriali e amministrativi.
  • Le capitali furono modernizzate (Parigi di Haussmann, Vienna, Londra, Chicago).
  • Il piano regolatore divenne strumento di governo della crescita urbana.
  • La campagna rimase il mondo della maggioranza, ma toccata da modernizzazione, emigrazione e crisi agraria.

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L'unità d'Italia

Sommario

Dopo il fallimento del 1848, il processo di unificazione italiana riprese sotto la guida del Piemonte sabaudo e l'azione politica di Cavour. Tra la seconda guerra d'indipendenza (1859), la spedizione dei Mille di Garibaldi (1860) e i plebisciti, nel 1861 nacque il Regno d'Italia. Il capitolo ricostruisce le tappe e le ragioni dell'unità.


La seconda restaurazione e l'esperienza liberale in Piemonte

Dopo il 1849 solo il Regno di Sardegna mantenne lo Statuto Albertino e un regime liberale.

  • Sotto Vittorio Emanuele II, il Piemonte divenne il punto di riferimento dei patrioti.
  • Camillo Benso conte di Cavour, presidente del Consiglio dal 1852, attuò una politica di modernizzazione economica (ferrovie, agricoltura, libero scambio) e di rafforzamento dello Stato.

La diplomazia di Cavour e la seconda guerra d'indipendenza

Cavour puntò sull'appoggio internazionale:

  • partecipazione alla guerra di Crimea (1855) per accreditare il Piemonte tra le potenze;
  • accordi di Plombières (1858) con Napoleone III: alleanza franco-piemontese contro l'Austria;
  • seconda guerra d'indipendenza (1859): vittorie franco-piemontesi a Magenta e Solferino; l'armistizio di Villafranca assegnò al Piemonte la Lombardia.

Seguirono i plebisciti che unirono al Piemonte i ducati dell'Italia centrale e la Toscana (1860), in cambio della cessione di Nizza e Savoia alla Francia.


Garibaldi e la spedizione dei Mille

Nel 1860 Giuseppe Garibaldi guidò la spedizione dei Mille:

  • partenza da Quarto, sbarco a Marsala (Sicilia);
  • conquista del Regno delle Due Sicilie, risalita verso Napoli;
  • incontro di Teano con Vittorio Emanuele II, a cui Garibaldi consegnò il Sud.

Parola chiave: Plebiscito

Consultazione popolare con cui le popolazioni dei territori liberati approvarono l'annessione al Regno sabaudo, conferendo legittimità «dal basso» all'unificazione.


L'intervento piemontese, i plebisciti e la nascita del Regno

  • L'esercito piemontese intervenne nelle Marche e in Umbria per impedire una deriva repubblicana e contenere Garibaldi;
  • i plebisciti sancirono l'annessione del Mezzogiorno e dell'Italia centrale;
  • il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d'Italia, con Vittorio Emanuele II re. Restavano fuori Roma (sotto il papa) e il Veneto (austriaco).

Le ragioni dell'unità

L'unità fu il risultato di:

  • la guida moderata e liberale del Piemonte e l'abilità diplomatica di Cavour;
  • l'azione democratica e volontaristica di Garibaldi e dei patrioti;
  • un quadro internazionale favorevole;
  • ma anche di un'unificazione calata dall'alto, con scarsa partecipazione delle masse popolari, all'origine di molti problemi del nuovo Stato.

Concetti chiave

  • Cavour: artefice diplomatico-politico dell'unità, fautore della modernizzazione.
  • Seconda guerra d'indipendenza (1859): Magenta, Solferino, annessione della Lombardia.
  • Spedizione dei Mille (1860): Garibaldi conquista il Sud.
  • Plebisciti e 17 marzo 1861: nascita del Regno d'Italia.
  • Unità dall'alto, senza Roma e Veneto.

Riepilogo

  • Il Piemonte liberale di Vittorio Emanuele II e Cavour guidò l'unificazione.
  • La diplomazia (Crimea, Plombières) e la seconda guerra d'indipendenza annetterono il Nord e il Centro.
  • La spedizione dei Mille di Garibaldi unì il Sud, sancito dai plebisciti.
  • Nel 1861 nacque il Regno d'Italia, senza Roma e Veneto, frutto di un processo guidato «dall'alto».

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L'Europa delle grandi potenze (1850-1890)

Sommario

Tra il 1850 e il 1890 l'Europa fu segnata dalla lotta per l'egemonia continentale, dall'unificazione tedesca sotto la guida della Prussia di Bismarck e dal nuovo equilibrio bismarckiano. Il capitolo passa in rassegna le grandi potenze: la Germania imperiale, la Francia della Terza Repubblica, l'Inghilterra vittoriana e la Russia.


La lotta per l'egemonia e il declino asburgico

Il quadro delle potenze mutò profondamente:

  • la Francia di Napoleone III cercò un ruolo di primo piano (guerra di Crimea, appoggio all'unità italiana);
  • l'Impero asburgico entrò in declino, sconfitto e indebolito dalle questioni nazionali;
  • la Prussia emerse come potenza guida del mondo tedesco.

L'ascesa della Prussia e l'unificazione tedesca

Sotto la guida del cancelliere Otto von Bismarck, la Prussia realizzò l'unità tedesca con una serie di guerre (politica del «ferro e sangue»):

  • guerra contro la Danimarca (1864);
  • guerra austro-prussiana (1866): vittoria di Sadowa, esclusione dell'Austria dal mondo tedesco;
  • guerra franco-prussiana (1870-71): sconfitta della Francia a Sedan, caduta di Napoleone III.

Nel 1871 fu proclamato a Versailles il Secondo Reich (Impero tedesco), con Guglielmo I imperatore e Bismarck cancelliere.


La Comune di Parigi

La sconfitta francese del 1870 provocò:

  • la caduta del Secondo Impero e la proclamazione della Terza Repubblica;
  • l'insurrezione della Comune di Parigi (1871), governo rivoluzionario della città, represso nel sangue dal governo di Versailles (la «settimana di sangue»).

La Comune divenne un mito per il movimento operaio internazionale.


L'equilibrio bismarckiano

Dopo il 1871 Bismarck mirò a conservare l'assetto raggiunto e a isolare la Francia:

  • costruì un sistema di alleanze (Triplice Alleanza con Austria-Ungheria e Italia, 1882; intese con la Russia);
  • mantenne l'equilibrio europeo evitando conflitti generali.

Parola chiave: Potenza

Capacità di uno Stato di imporre la propria volontà sul piano internazionale attraverso forza militare, economica e diplomatica. Categoria centrale della politica delle «grandi potenze».


La Germania imperiale

Il Secondo Reich fu uno Stato federale e autoritario:

  • forte sviluppo industriale e militare;
  • Bismarck condusse il Kulturkampf (lotta contro l'influenza cattolica) e poi varò una pionieristica legislazione sociale per contrastare i socialisti.

La Terza Repubblica, l'Inghilterra vittoriana e la Russia

  • Francia: la Terza Repubblica, dopo un avvio difficile, si consolidò come regime parlamentare laico;
  • Inghilterra vittoriana: massima potenza economica e coloniale, sistema parlamentare stabile (alternanza tra liberali e conservatori, Gladstone e Disraeli), graduali riforme elettorali;
  • Russia: l'impero di Alessandro II avviò riforme (abolizione della servitù della gleba, 1861) in un quadro però ancora autocratico.

Concetti chiave

  • Bismarck: artefice dell'unità tedesca e dell'equilibrio europeo.
  • Guerra franco-prussiana (1870-71): Sedan, nascita del Secondo Reich (1871).
  • Comune di Parigi (1871): governo rivoluzionario represso.
  • Equilibrio bismarckiano: alleanze per isolare la Francia e mantenere la pace.
  • Alessandro II: abolizione della servitù della gleba (1861).

Riepilogo

  • Tra 1850 e 1890 l'Europa fu dominata dalla competizione tra grandi potenze.
  • La Prussia di Bismarck realizzò l'unità tedesca (1871) con tre guerre.
  • La sconfitta francese portò alla Terza Repubblica e alla Comune di Parigi.
  • Bismarck garantì un equilibrio fondato su alleanze e isolamento della Francia.
  • Le altre potenze (Inghilterra vittoriana, Russia) seguirono percorsi propri di sviluppo e riforma.

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I nuovi mondi: Stati Uniti e Giappone

Sommario

Nella seconda metà dell'Ottocento emersero fuori dall'Europa due nuove potenze: gli Stati Uniti, usciti dalla guerra di secessione (1861-65) avviati a diventare colosso economico, e il Giappone, che con la restaurazione Meiji (1868) si modernizzò rapidamente. Il capitolo tratta anche la penetrazione occidentale in Cina.


Sviluppo economico e fratture sociali negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti conobbero un'espansione straordinaria:

  • crescita demografica per immigrazione, conquista del West, sviluppo industriale e ferroviario;
  • profonda frattura tra il Nord industriale e antischiavista e il Sud agricolo e schiavista (economia delle piantagioni di cotone basata sulla schiavitù).

La guerra di secessione e le sue conseguenze

La guerra di secessione (1861-1865) oppose gli Stati del Nord (Unione) a quelli del Sud (Confederazione), secessi dopo l'elezione di Abraham Lincoln.

  • Cause: schiavitù, dazi, contrasto tra due modelli economici;
  • abolizione della schiavitù (proclama di Lincoln, 1863; XIII emendamento);
  • vittoria del Nord (1865), assassinio di Lincoln;
  • la ricostruzione del Sud lasciò irrisolta la questione razziale (segregazione, leggi discriminatorie).

Nascita di una grande potenza

Dopo la guerra civile gli USA divennero una potenza economica mondiale:

  • completamento della ferrovia transcontinentale;
  • enorme sviluppo industriale, agricolo e finanziario;
  • forte immigrazione europea e crescita delle metropoli.

La Cina, il Giappone e la penetrazione occidentale

L'Asia orientale fu investita dalla pressione delle potenze occidentali:

  • la Cina, indebolita, fu costretta ad aprirsi dopo le guerre dell'oppio e subì un regime di trattati ineguali e «sfere d'influenza»;
  • il Giappone, dopo l'arrivo delle navi americane (commodoro Perry, 1853), fu costretto ad aprire i porti.

La «restaurazione Meiji» e la nascita del Giappone moderno

La restaurazione Meiji (1868) restituì il potere all'imperatore e avviò una modernizzazione dall'alto:

  • abolizione del feudalesimo, riforme amministrative, esercito moderno;
  • industrializzazione accelerata, istruzione, costituzione (1889);
  • il Giappone divenne in pochi decenni una potenza moderna, unica in Asia, capace poi di espansione imperialistica.

Parola chiave: Modernizzazione

Processo di trasformazione di una società tradizionale in una moderna (industria, istituzioni, esercito, istruzione). Il Giappone Meiji ne è l'esempio più rapido e riuscito fuori dall'Occidente.

Concetti chiave

  • Guerra di secessione (1861-65): Nord vs Sud, abolizione della schiavitù, vittoria dell'Unione.
  • Lincoln: presidente, abolizione della schiavitù, assassinato nel 1865.
  • USA grande potenza: ferrovie, industria, immigrazione.
  • Restaurazione Meiji (1868): modernizzazione dall'alto del Giappone.
  • Penetrazione occidentale in Cina (guerre dell'oppio) e Giappone (Perry, 1853).

Riepilogo

  • Gli Stati Uniti superarono la guerra di secessione abolendo la schiavitù e divennero una grande potenza economica.
  • L'Asia orientale subì la penetrazione occidentale: la Cina fu indebolita e sottomessa a trattati ineguali.
  • Il Giappone, con la restaurazione Meiji, si modernizzò rapidamente diventando una potenza.

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La seconda rivoluzione industriale

Sommario

Nell'ultimo trentennio dell'Ottocento si sviluppò la seconda rivoluzione industriale, fondata su acciaio, chimica, elettricità e motore a scoppio, sulla grande impresa, sulle concentrazioni e su nuove forme di organizzazione (taylorismo in nuce). Si affermarono protezionismo e imperialismo economico, mentre progrediva la scienza e cresceva la popolazione.


Il capitalismo a una svolta: concentrazioni, protezionismo, imperialismo

La nuova fase del capitalismo presentò caratteri inediti:

  • concentrazioni industriali e finanziarie (trust, cartelli, monopoli);
  • ruolo crescente delle banche e della grande impresa;
  • ritorno al protezionismo dopo la fase liberista;
  • legame tra capitalismo ed espansione imperialistica (ricerca di mercati e materie prime).

Parola chiave: Liberismo / Protezionismo

Liberismo: politica di libero scambio, senza dazi. Protezionismo: difesa del mercato interno con dazi doganali sulle merci straniere. A fine Ottocento prevalse il protezionismo, legato alla competizione tra potenze.


La crisi agraria e le sue conseguenze

La crisi agraria (anni 1870-90) fu provocata dall'arrivo sui mercati europei di grano e prodotti a basso costo da America, Russia e colonie:

  • crollo dei prezzi agricoli, difficoltà delle campagne europee;
  • spinta all'emigrazione e al protezionismo agrario;
  • accelerazione del passaggio di manodopera dall'agricoltura all'industria.

Scienza, tecnologia e nuove industrie

La seconda rivoluzione industriale si fondò sul legame stretto tra scienza e produzione:

  • l'acciaio (nuovi procedimenti) e la chimica (coloranti, fertilizzanti, esplosivi, farmaci);
  • nuove industrie di base e di consumo.

Motori a scoppio ed elettricità

Due innovazioni rivoluzionarie:

  • l'elettricità: illuminazione, motori, trasmissione dell'energia a distanza, telecomunicazioni (telefono, radio);
  • il motore a scoppio (a benzina), all'origine dell'automobile e poi dell'aviazione.

Queste fonti di energia (elettricità, petrolio) affiancarono e superarono il carbone.


Le nuove frontiere della medicina e il boom demografico

  • Progressi della medicina (microbiologia di Pasteur e Koch, asepsi, vaccini) ridussero la mortalità;
  • migliori condizioni igieniche e alimentari favorirono il boom demografico europeo;
  • la crescita della popolazione alimentò urbanizzazione ed emigrazione di massa.

Concetti chiave

  • Seconda rivoluzione industriale: acciaio, chimica, elettricità, motore a scoppio.
  • Concentrazioni (trust, cartelli) e ruolo delle banche.
  • Protezionismo e legame con l'imperialismo.
  • Crisi agraria (1873 ca.): concorrenza extraeuropea, emigrazione.
  • Boom demografico legato ai progressi della medicina e dell'igiene.

Riepilogo

  • La seconda rivoluzione industriale trasformò l'economia con nuove fonti di energia e settori (elettricità, chimica, motori).
  • Si affermarono concentrazioni, grande impresa e protezionismo.
  • La crisi agraria colpì le campagne europee, spingendo emigrazione e protezionismo.
  • I progressi della medicina e dell'igiene produssero un forte boom demografico.

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Imperialismo e colonialismo

Sommario

Negli ultimi decenni dell'Ottocento le potenze europee si lanciarono in una corsa alla conquista coloniale (la «febbre coloniale»), spartendosi Africa e gran parte dell'Asia. Il capitolo analizza le cause economiche, politiche e ideologiche dell'imperialismo, il rapporto tra colonizzatori e colonizzati e le principali aree di espansione.


La febbre coloniale

Tra il 1870 e il 1914 si ebbe un'espansione coloniale senza precedenti, dovuta a una pluralità di cause:

  • economiche: ricerca di materie prime, sbocchi commerciali, investimenti di capitali;
  • politiche e strategiche: prestigio nazionale, basi militari, competizione tra potenze;
  • demografiche: sbocco per l'emigrazione;
  • ideologiche: nazionalismo, darwinismo sociale, idea della «missione civilizzatrice» dell'uomo bianco e spinta missionaria.

Parola chiave: Imperialismo

Politica di dominio e di espansione di uno Stato su territori e popoli esterni, con finalità economiche, politiche e di prestigio. Caratterizza l'età 1870-1914.


Colonizzatori e colonizzati

Il dominio coloniale assunse forme diverse:

  • colonie di popolamento e colonie di sfruttamento; protettorati e amministrazione diretta o indiretta;
  • sfruttamento economico delle risorse e della manodopera locale;
  • imposizione della cultura, della lingua e dei modelli europei, con la subordinazione e spesso la repressione delle popolazioni indigene;
  • effetti contraddittori: introduzione di infrastrutture e istituzioni moderne, ma disgregazione delle società tradizionali e germi del futuro anticolonialismo.

L'espansione in Asia

  • L'India divenne il cuore dell'Impero britannico (la regina Vittoria «imperatrice delle Indie», 1876);
  • la Cina fu ridotta a semicolonia, divisa in sfere d'influenza dalle potenze;
  • il Sud-est asiatico fu spartito tra Francia (Indocina) e Gran Bretagna.

La spartizione dell'Africa

L'Africa fu il principale teatro della corsa coloniale:

  • la Conferenza di Berlino (1884-85) fissò le regole della spartizione;
  • Gran Bretagna (dall'Egitto al Sudafrica), Francia (Nordafrica e Africa occidentale), Belgio (Congo), Germania, Italia e Portogallo si divisero il continente;
  • alla vigilia della Grande Guerra quasi tutta l'Africa era sotto dominio europeo.

Il Sud Africa e la guerra anglo-boera

In Sudafrica la ricchezza mineraria (oro, diamanti) acuì le tensioni:

  • la guerra anglo-boera (1899-1902) oppose i Britannici ai coloni di origine olandese (boeri);
  • vittoria britannica, con metodi durissimi (campi di concentramento per i civili).

Concetti chiave

  • Imperialismo: dominio e espansione su territori esterni (1870-1914).
  • Cause: economiche, politiche, demografiche, ideologiche (missione civilizzatrice).
  • Conferenza di Berlino (1884-85): spartizione dell'Africa.
  • India cuore dell'Impero britannico; Cina divisa in sfere d'influenza.
  • Guerra anglo-boera (1899-1902).

Riepilogo

  • L'imperialismo spinse le potenze europee a una rapida conquista coloniale tra 1870 e 1914.
  • Le cause furono economiche, politiche, demografiche e ideologiche.
  • L'Africa fu spartita (Conferenza di Berlino) e l'Asia sottomessa o resa semicoloniale.
  • Il dominio coloniale fu sfruttamento e dominio culturale, all'origine del futuro anticolonialismo.

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Stato e società nell'Italia unita

Sommario

Il capitolo ricostruisce i primi decenni del Regno d'Italia (1861-1900): l'opera della Destra storica (unificazione amministrativa, pareggio di bilancio, presa di Roma), la questione meridionale e il brigantaggio, l'avvento della Sinistra (riforme, trasformismo), la politica estera (Triplice Alleanza, colonialismo) e la democrazia autoritaria di Crispi.


L'Italia nel 1861 e la classe dirigente

Il nuovo Stato affrontò enormi problemi:

  • profonde disparità economiche e sociali tra Nord e Sud;
  • altissimo analfabetismo, ristretto suffragio (su base censitaria);
  • debole senso di appartenenza nazionale («fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani»).

La classe dirigente si divise tra Destra storica (eredi di Cavour, liberali moderati) e Sinistra storica.


Lo Stato accentrato, il Mezzogiorno, il brigantaggio

La Destra storica governò dal 1861 al 1876:

  • unificazione amministrativa su modello accentrato piemontese (prefetti, leggi uniformi);
  • pesante fiscalità (tassa sul macinato) per raggiungere il pareggio di bilancio;
  • nel Sud esplose il brigantaggio, fenomeno complesso (rivolta sociale, resistenza, criminalità) represso militarmente con grande durezza.

Parola chiave: Accentramento / Decentramento

Accentramento: concentrazione dei poteri nello Stato centrale (modello scelto dall'Italia unita). Decentramento: distribuzione di poteri agli enti locali. La scelta accentratrice ignorò le diversità regionali, aggravando la questione meridionale.


Il completamento dell'unità

  • Nel 1866, con la terza guerra d'indipendenza (alleanza con la Prussia), l'Italia ottenne il Veneto;
  • nel 1870, approfittando della caduta di Napoleone III, l'esercito italiano entrò a Roma (breccia di Porta Pia), che divenne capitale (1871);
  • nacque la questione romana: il papa Pio IX si proclamò «prigioniero» e con il non expedit invitò i cattolici a non partecipare alla vita politica.

La Sinistra al governo

Dal 1876 governò la Sinistra storica (Depretis):

  • riforme: legge Coppino (istruzione elementare obbligatoria), allargamento del suffragio (1882), abolizione della tassa sul macinato;
  • pratica del trasformismo: aggregazione di maggioranze parlamentari trasversali, svuotamento della contrapposizione tra schieramenti;
  • avvio del protezionismo e dello sviluppo industriale.

Crisi agraria, sviluppo industriale e politica estera

  • La crisi agraria colpì le campagne, alimentando l'emigrazione di massa;
  • avvio dell'industrializzazione (siderurgia, tessile) sostenuta dal protezionismo;
  • in politica estera, l'Italia aderì alla Triplice Alleanza (1882) con Germania e Austria-Ungheria e avviò l'espansione coloniale in Africa orientale (Eritrea).

La democrazia autoritaria di Francesco Crispi

Francesco Crispi (al governo tra fine anni '80 e '90):

  • politica interna autoritaria e repressiva (contro i Fasci siciliani, moti sociali);
  • ambizioso programma di potenza e di espansione coloniale;
  • la sua politica africana si infranse nella disfatta di Adua (1896) in Etiopia, che pose fine alle sue ambizioni e segnò una grave sconfitta nazionale.

Concetti chiave

  • Destra storica: accentramento, pareggio di bilancio, presa di Roma (1870).
  • Questione meridionale e brigantaggio.
  • Sinistra storica (Depretis): riforme, suffragio 1882, trasformismo.
  • Triplice Alleanza (1882); colonialismo in Africa orientale.
  • Crispi: democrazia autoritaria; disfatta di Adua (1896).

Riepilogo

  • Il Regno d'Italia nacque con forti squilibri e un modello accentrato.
  • La Destra storica completò l'unità (Veneto 1866, Roma 1870) ma aggravò la questione meridionale.
  • La Sinistra (Depretis) introdusse riforme e il trasformismo, avviando protezionismo e colonialismo.
  • Crispi impresse una svolta autoritaria e imperialista, fallita ad Adua (1896).

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Verso la società di massa

Sommario

A cavallo tra Otto e Novecento si afferma la società di massa: produzione e consumi di massa, suffragio universale, partiti e sindacati di massa, scuola e informazione diffuse, eserciti di leva. Emergono la questione femminile, la legislazione sociale, i grandi partiti socialisti, il movimento cattolico (Rerum novarum) e il nuovo nazionalismo, mentre entra in crisi il positivismo.


Che cos'è la società di massa

La società di massa è caratterizzata dall'ingresso delle grandi masse nella vita economica, politica e culturale:

  • produzione e consumo di massa;
  • partecipazione politica allargata (suffragio, partiti);
  • omologazione dei comportamenti e dei gusti, cultura diffusa.

Sviluppo industriale e razionalizzazione produttiva

  • La grande industria adottò la razionalizzazione del lavoro (organizzazione scientifica, catena di montaggio in nuce, taylorismo e poi fordismo);
  • la produzione standardizzata abbatté i costi e creò beni accessibili a un pubblico vasto;
  • nuove stratificazioni sociali: crescita dei ceti medi (impiegati, tecnici, funzionari).

Istruzione, informazione, eserciti di massa

  • Diffusione dell'istruzione elementare e calo dell'analfabetismo;
  • nascita della stampa di massa (grandi quotidiani a basso prezzo, pubblicità);
  • eserciti di massa basati sulla leva obbligatoria, strumento anche di nazionalizzazione delle masse.

Suffragio universale, partiti e sindacati di massa

  • Estensione progressiva del suffragio (verso quello universale maschile);
  • nascita dei partiti di massa (organizzati, con tesseramento e apparato) e dei sindacati;
  • la politica diventa fenomeno di partecipazione collettiva.

Parola chiave: Secolarizzazione

Processo di progressiva perdita di influenza della religione sulla vita sociale e politica, a favore di una visione laica del mondo. Accompagna la società di massa, pur con la reazione e il rinnovamento delle Chiese.


La questione femminile e la legislazione sociale

  • Cresce la presenza femminile nel lavoro e nella vita pubblica; nasce il movimento per i diritti delle donne (suffragette);
  • gli Stati introducono una legislazione sociale (limiti all'orario, tutela di donne e minori, assicurazioni, primi sistemi previdenziali).

Partiti socialisti, cattolici e nuovo nazionalismo

  • I partiti socialisti si organizzarono nella Seconda Internazionale (1889), divisi tra riformisti (gradualisti) e rivoluzionari;
  • la Chiesa cattolica rispose con la dottrina sociale: l'enciclica «Rerum novarum» di Leone XIII (1891) affrontò la questione operaia, condannando sia il socialismo sia il liberalismo sfrenato;
  • emerse un nuovo nazionalismo aggressivo, aristocratico e antidemocratico, spesso intrecciato a razzismo e imperialismo.

La crisi del positivismo

Sul piano culturale, a fine secolo entrò in crisi il positivismo:

  • nuove correnti irrazionalistiche e vitalistiche (Nietzsche, Bergson);
  • la psicoanalisi di Freud; la crisi delle certezze scientifiche;
  • premesse delle inquietudini culturali del Novecento.

Concetti chiave

  • Società di massa: consumi, suffragio, partiti, scuola, eserciti di massa.
  • Taylorismo/fordismo: razionalizzazione e produzione standardizzata.
  • Seconda Internazionale (1889): riformisti vs rivoluzionari.
  • Rerum novarum (1891): dottrina sociale cattolica.
  • Nuovo nazionalismo e crisi del positivismo.

Riepilogo

  • Si afferma la società di massa, con consumi, partecipazione politica e cultura diffusa.
  • L'industria si razionalizza; crescono i ceti medi.
  • Nascono partiti e sindacati di massa, si allarga il suffragio, emerge la questione femminile.
  • Socialismo (Seconda Internazionale), cattolicesimo sociale (Rerum novarum) e nuovo nazionalismo segnano l'epoca, mentre il positivismo entra in crisi.

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L'Europa tra due secoli

Sommario

All'inizio del Novecento l'Europa presentava un quadro contraddittorio: prosperità e progresso ma anche tensioni sociali e internazionali crescenti. Il capitolo esamina il sistema delle alleanze che divideva il continente in blocchi, la situazione delle grandi potenze (Francia, Gran Bretagna, Germania guglielmina, Austria-Ungheria, Russia) e la marcia verso la guerra.


Un quadro contraddittorio

La Belle Époque fu un'epoca di:

  • progresso economico, scientifico e tecnologico, ottimismo borghese;
  • ma anche di forti tensioni: conflitti sociali, nazionalismi, corsa agli armamenti, rivalità imperialistiche.

Le nuove alleanze

Il sistema bismarckiano si trasformò in due blocchi contrapposti:

  • Triplice Alleanza (1882): Germania, Austria-Ungheria, Italia;
  • Triplice Intesa: Francia, Russia (alleanza 1894) e Gran Bretagna (Entente cordiale 1904, intesa con la Russia 1907).

L'Europa si divise in due schieramenti, accrescendo l'instabilità.


La Francia tra democrazia e reazione

La Terza Repubblica francese si consolidò ma fu attraversata da crisi:

  • l'affare Dreyfus (fine anni '90): l'ingiusta condanna dell'ufficiale ebreo divise il paese tra dreyfusardi (difensori dei diritti) e antidreyfusardi (nazionalisti, antisemiti), rafforzando la Repubblica laica;
  • politiche di laicità (separazione tra Stato e Chiesa, 1905).

Parola chiave: Radicalismo

Corrente politica di sinistra democratica e laica, fautrice di riforme sociali entro il quadro liberale; in Francia i radicali furono protagonisti della Terza Repubblica.


Imperialismo e riforme in Gran Bretagna

La Gran Bretagna:

  • pur restando grande potenza imperiale, affrontò la concorrenza tedesca e americana;
  • i governi liberali vararono importanti riforme sociali (assicurazioni, pensioni) e ridussero i poteri della Camera dei Lord;
  • restava aperta la questione irlandese (Home Rule).

La Germania guglielmina

Sotto Guglielmo II (che congedò Bismarck nel 1890):

  • politica di potenza mondiale (Weltpolitik), espansione coloniale e navale, corsa agli armamenti;
  • forte sviluppo industriale e crescita del Partito socialdemocratico (SPD);
  • atteggiamento aggressivo che accrebbe le tensioni internazionali.

Austria-Ungheria e Russia

  • Austria-Ungheria: impero multinazionale dilaniato dai conflitti di nazionalità (slavi, ungheresi, ecc.), fragile e in difficoltà;
  • Russia: avviò una tardiva industrializzazione mantenendo l'autocrazia zarista.

La rivoluzione russa del 1905 e la marcia verso la guerra

  • La sconfitta nella guerra russo-giapponese (1904-05) innescò la rivoluzione del 1905 («domenica di sangue»), con la nascita dei primi soviet e la concessione di una Duma (parlamento) e di una costituzione, presto svuotate;
  • nei Balcani («polveriera d'Europa») si moltiplicarono le crisi e le guerre (1912-13), preludio del conflitto generale.

Concetti chiave

  • Triplice Alleanza vs Triplice Intesa: due blocchi contrapposti.
  • Affare Dreyfus: crisi e consolidamento della Francia repubblicana e laica.
  • Weltpolitik della Germania guglielmina (Guglielmo II).
  • Austria-Ungheria: conflitti di nazionalità; Russia: autocrazia e rivoluzione del 1905.
  • Balcani: «polveriera d'Europa».

Riepilogo

  • L'Europa di inizio Novecento univa progresso e tensioni crescenti.
  • Il sistema delle alleanze la divise in due blocchi (Triplice Alleanza/Intesa).
  • Le grandi potenze affrontarono crisi interne (Dreyfus, nazionalità, autocrazia).
  • La rivoluzione russa del 1905 e le crisi balcaniche anticiparono la catastrofe della Grande Guerra.

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Imperialismo e rivoluzione nei continenti extraeuropei

Sommario

All'inizio del Novecento i continenti extraeuropei furono attraversati da fermenti di modernizzazione e rivoluzione: il ridimensionamento dell'Europa di fronte all'ascesa di Stati Uniti e Giappone, la guerra russo-giapponese, le rivoluzioni in Cina e in Messico, e l'imperialismo riformatore degli Stati Uniti. Il capitolo mostra l'avvio del declino del primato europeo.


Il ridimensionamento dell'Europa

L'egemonia europea cominciò a essere insidiata:

  • l'ascesa di nuove potenze extraeuropee (Stati Uniti, Giappone);
  • segnali della futura crisi del dominio coloniale e dell'eurocentrismo.

La guerra russo-giapponese

La guerra russo-giapponese (1904-1905) fu un evento di portata mondiale:

  • il Giappone sconfisse la Russia zarista (battaglia navale di Tsushima);
  • per la prima volta una potenza asiatica batteva una potenza europea, con enorme impatto simbolico;
  • la sconfitta innescò la rivoluzione russa del 1905.

La rivoluzione in Cina

In Cina il vecchio impero crollò:

  • crescente penetrazione straniera e debolezza della dinastia Qing;
  • la rivoluzione del 1911, guidata da Sun Yat-sen, abbatté l'impero e proclamò la Repubblica (1912);
  • seguì però un periodo di instabilità, divisioni interne e potere dei «signori della guerra».

Imperialismo e riforme negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti affermarono il proprio ruolo di potenza:

  • politica imperialista (guerra ispano-americana 1898: Cuba, Filippine; controllo del canale di Panama);
  • la dottrina del «big stick» e l'egemonia sull'America Latina;
  • all'interno, l'età progressista introdusse riforme antitrust e sociali.

Parola chiave: Populismo

Movimento e atteggiamento politico che si appella direttamente al «popolo» contro le élite. Negli USA di fine Ottocento il populismo agrario espresse il malcontento dei piccoli agricoltori; il termine assumerà poi significati più ampi.


L'America Latina e la rivoluzione messicana

  • L'America Latina restava segnata da dipendenza economica, latifondo e instabilità politica;
  • la rivoluzione messicana (1910-1920), con figure come Zapata e Villa, fu una grande rivoluzione sociale e agraria, che sfociò nella Costituzione del 1917.

Concetti chiave

  • Ridimensionamento dell'Europa: ascesa di USA e Giappone.
  • Guerra russo-giapponese (1904-05): prima vittoria asiatica su una potenza europea.
  • Rivoluzione cinese del 1911 (Sun Yat-sen): fine dell'impero, nascita della Repubblica.
  • Imperialismo USA: guerra ispano-americana (1898), egemonia sull'America Latina.
  • Rivoluzione messicana (1910-20): rivoluzione sociale e agraria.

Riepilogo

  • Il primato europeo cominciò a essere ridimensionato dall'ascesa di USA e Giappone.
  • La guerra russo-giapponese mostrò che una potenza asiatica poteva battere l'Europa.
  • Cina (1911) e Messico (1910) furono teatro di grandi rivoluzioni.
  • Gli Stati Uniti si affermarono come potenza imperialista e riformatrice.

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L'Italia giolittiana

Sommario

I primi quindici anni del Novecento italiano furono dominati dalla figura di Giovanni Giolitti. Dopo la crisi di fine secolo, Giolitti impresse una svolta liberale, favorì il decollo industriale e una stagione di riforme (suffragio universale maschile 1912), pur tra contraddizioni: il doppio volto verso il Sud, la guerra di Libia e la crisi finale del suo sistema.


La crisi di fine secolo e la svolta liberale

A cavallo del 1900 l'Italia visse una grave crisi:

  • repressione dei moti del 1898 (Milano, Bava Beccaris), tentazioni autoritarie;
  • l'assassinio di re Umberto I (1900);
  • con il nuovo re Vittorio Emanuele III e l'ascesa di Giolitti si affermò una linea liberale e riformatrice.

Decollo industriale e progresso civile

L'età giolittiana coincise con il decollo industriale italiano:

  • crescita di siderurgia, meccanica, tessile, energia elettrica (soprattutto nel «triangolo industriale» Nord-Ovest);
  • miglioramento delle condizioni di vita, sviluppo delle città e delle infrastrutture.

La questione meridionale e il «doppio volto» di Giolitti

Il sistema giolittiano ebbe un carattere ambivalente:

  • al Nord Giolitti favorì il dialogo con i sindacati e i socialisti riformisti, mantenendo neutralità nei conflitti del lavoro;
  • al Sud si appoggiò invece a notabili e clientele, tollerando brogli e pressioni elettorali (per questo definito da Salvemini «ministro della malavita»);
  • la questione meridionale rimase irrisolta e l'emigrazione di massa raggiunse il culmine.

I governi Giolitti e le riforme

Giolitti realizzò un'ampia opera riformatrice:

  • legislazione sociale (tutela del lavoro, previdenza);
  • nazionalizzazione delle ferrovie, monopolio delle assicurazioni;
  • suffragio universale maschile (1912), che allargò enormemente la base elettorale.

Parola chiave: Massoneria

Associazione iniziatica e influente rete di relazioni, presente nella classe dirigente liberale dell'epoca; oggetto di polemiche politiche, soprattutto da parte cattolica e nazionalista.


Il giolittismo e i suoi critici

Il «giolittismo» fu criticato da più parti:

  • i socialisti rivoluzionari (massimalisti) rifiutavano la collaborazione;
  • i nazionalisti lo accusavano di debolezza e mediocrità;
  • i cattolici entrarono progressivamente nella vita politica (patto Gentiloni, 1913).

La politica estera, il nazionalismo e la guerra di Libia

  • Crescita del nazionalismo (fondazione dell'Associazione nazionalista, 1910);
  • la guerra di Libia (1911-12) contro l'Impero ottomano: conquista della Libia, esaltata dai nazionalisti ma costosa e di scarso valore reale;
  • la guerra spostò gli equilibri politici e indebolì il sistema giolittiano.

La crisi del sistema giolittiano

Le elezioni del 1913 (le prime a suffragio quasi universale maschile) mostrarono la difficoltà di governare la nuova società di massa:

  • crescita di socialisti, cattolici e nazionalisti;
  • Giolitti si dimise (1914); con la «settimana rossa» e poi lo scoppio della guerra mondiale, il suo sistema entrò in crisi definitiva.

Concetti chiave

  • Giolitti: protagonista dell'Italia liberale di inizio '900; svolta liberale e riformista.
  • Decollo industriale nel «triangolo» Nord-Ovest.
  • Doppio volto: dialogo al Nord, clientele al Sud; questione meridionale irrisolta.
  • Suffragio universale maschile (1912); patto Gentiloni (1913).
  • Guerra di Libia (1911-12) e ascesa del nazionalismo.

Riepilogo

  • Giolitti guidò l'Italia liberale dopo la crisi di fine secolo, con riforme e dialogo sociale.
  • Il decollo industriale modernizzò il Nord, ma la questione meridionale restò aperta.
  • Il suffragio universale maschile (1912) inaugurò la politica di massa.
  • La guerra di Libia e l'ascesa di nazionalismo, socialismo e cattolicesimo politico portarono alla crisi del sistema giolittiano.

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La prima guerra mondiale

Sommario

La Grande Guerra (1914-1918) fu il primo conflitto totale e di massa della storia: scatenata dall'attentato di Sarajevo, trasformò la guerra di movimento in guerra di trincea, mobilitò interi popoli ed economie, vide l'intervento italiano (1915) e quello decisivo degli Stati Uniti (1917), e si concluse con la sconfitta degli Imperi centrali e una nuova carta d'Europa.


Dall'attentato di Sarajevo alla guerra europea

  • L'attentato di Sarajevo (28 giugno 1914), in cui fu ucciso l'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria, innescò il conflitto;
  • il sistema delle alleanze trasformò la crisi austro-serba in guerra europea: Austria-Ungheria e Germania (Imperi centrali) contro Russia, Francia, Gran Bretagna (Intesa);
  • la Germania attuò il piano Schlieffen (attacco alla Francia attraverso il Belgio).

Dalla guerra di movimento alla guerra di usura

  • Dopo l'avanzata iniziale, il fronte occidentale si stabilizzò (battaglia della Marna, 1914);
  • la guerra divenne di posizione e di logoramento, combattuta nelle trincee;
  • enormi perdite per conquiste minime di terreno.

Parola chiave: Propaganda

Uso sistematico dei mezzi di comunicazione per orientare l'opinione pubblica, sostenere lo sforzo bellico e demonizzare il nemico. La Grande Guerra fu la prima a impiegarla su vasta scala (il «fronte interno»).


L'Italia dalla neutralità all'intervento

  • Allo scoppio della guerra l'Italia si dichiarò neutrale (la Triplice era difensiva);
  • il paese si divise tra neutralisti (Giolitti, socialisti, cattolici) e interventisti (nazionalisti, democratici, parte della sinistra);
  • con il Patto di Londra (1915) l'Italia entrò in guerra a fianco dell'Intesa, in cambio di promesse territoriali; il «maggio radioso» segnò l'intervento.

La grande strage e la guerra nelle trincee

  • Battaglie sanguinose sul fronte italiano (l'Isonzo, gli altipiani);
  • vita terribile nelle trincee (fango, malattie, assalti suicidi);
  • nuova tecnologia militare: mitragliatrici, artiglieria pesante, gas asfissianti, carri armati, aerei, sottomarini.

La mobilitazione totale e il «fronte interno»

La guerra fu totale:

  • mobilitazione di interi popoli ed economie (industrie belliche, lavoro femminile);
  • controllo statale dell'economia, razionamenti, propaganda;
  • il «fronte interno» divenne decisivo quanto quello militare.

La svolta del 1917 e Caporetto

Il 1917 fu l'anno cruciale:

  • la rivoluzione russa portò all'uscita della Russia dal conflitto (poi pace di Brest-Litovsk, 1918);
  • l'intervento degli Stati Uniti (aprile 1917) a fianco dell'Intesa fu decisivo;
  • per l'Italia, la disfatta di Caporetto (ottobre 1917) fu una catastrofe militare, seguita dalla resistenza sul Piave.

L'ultimo anno di guerra e i trattati di pace

  • Nel 1918 l'offensiva finale dell'Intesa piegò gli Imperi centrali; l'Italia vinse a Vittorio Veneto;
  • crollo degli Imperi (tedesco, austro-ungarico, ottomano), armistizio (11 novembre 1918);
  • la Conferenza di pace di Parigi (1919) e i trattati (Versailles per la Germania) ridisegnarono la carta d'Europa: nuovi Stati nazionali, dure condizioni alla Germania, i «14 punti» di Wilson e la nascita della Società delle Nazioni.

Concetti chiave

  • Sarajevo (1914): innesco del conflitto tramite le alleanze.
  • Guerra di trincea e guerra totale; nuove armi e propaganda.
  • Italia: neutralità → intervento (1915, Patto di Londra); Caporetto (1917).
  • 1917: rivoluzione russa, intervento USA.
  • Versailles (1919) e i 14 punti di Wilson; Società delle Nazioni.

Riepilogo

  • La prima guerra mondiale nacque a Sarajevo e divenne un conflitto totale di trincea.
  • L'Italia intervenne nel 1915 a fianco dell'Intesa, subendo Caporetto e vincendo a Vittorio Veneto.
  • Il 1917 fu decisivo: uscita della Russia e ingresso degli USA.
  • La guerra distrusse quattro imperi e i trattati di pace ridisegnarono l'Europa, gettando però i semi di nuove tensioni.

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La rivoluzione russa

Sommario

Nel 1917 la Russia visse due rivoluzioni: quella di febbraio, che abbatté lo zarismo, e quella di ottobre, che portò al potere i bolscevichi di Lenin. Seguirono la guerra civile, il comunismo di guerra, la NEP e la nascita dell'Unione Sovietica, fino all'ascesa di Stalin e alla teoria del «socialismo in un solo paese».


Da febbraio a ottobre

La rivoluzione di febbraio 1917:

  • crollo dell'autocrazia zarista, sfinita da guerra, fame e malcontento;
  • abdicazione di Nicola II, nascita di un governo provvisorio (liberale) e, in parallelo, dei soviet (consigli di operai e soldati) → dualismo di potere;
  • il governo provvisorio commise l'errore di proseguire la guerra.

Parola chiave: Soviet

Consiglio elettivo di operai, soldati e contadini, organo di base del potere rivoluzionario. I soviet furono protagonisti del 1917 e poi struttura formale dello Stato sovietico.


La rivoluzione d'ottobre

  • Lenin, rientrato in Russia, lanciò le «Tesi di aprile» («tutto il potere ai soviet», pace, terra ai contadini);
  • nell'ottobre 1917 i bolscevichi, con Trockij, presero il potere a Pietrogrado (insurrezione);
  • primi decreti: pace, terra ai contadini, controllo operaio; uscita dalla guerra con la pace di Brest-Litovsk (1918).

Dittatura e guerra civile

  • I bolscevichi instaurarono la dittatura del partito (sciolta l'Assemblea costituente);
  • scoppiò la guerra civile (1918-1921) tra l'Armata Rossa (Trockij) e le forze controrivoluzionarie («bianche»), sostenute dalle potenze straniere;
  • vittoria bolscevica, al prezzo di violenze, carestie e terrore (la Ceka, polizia politica).

Comunismo di guerra e NEP

  • Durante la guerra civile fu applicato il comunismo di guerra (requisizioni, statalizzazioni, economia di guerra), che provocò il collasso economico;
  • nel 1921 Lenin varò la NEP (Nuova Politica Economica): parziale ritorno al mercato e alla piccola proprietà, per risollevare l'economia, mantenendo il controllo politico.

L'Unione Sovietica e la Terza Internazionale

  • Nel 1922 nacque l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS);
  • fu fondata la Terza Internazionale (Comintern, 1919) per diffondere la rivoluzione e dirigere i partiti comunisti mondiali;
  • nuova costituzione e struttura federale formale, ma potere accentrato nel Partito comunista.

Da Lenin a Stalin: il socialismo in un solo paese

  • Alla morte di Lenin (1924) si aprì la lotta per la successione;
  • Stalin prevalse su Trockij, emarginandolo (Trockij fu poi espulso e assassinato);
  • contro la «rivoluzione permanente» di Trockij, Stalin impose la linea del «socialismo in un solo paese», avviando la costruzione di un regime totalitario.

Concetti chiave

  • Febbraio 1917: caduta dello zarismo, dualismo governo provvisorio–soviet.
  • Lenin, Tesi di aprile, ottobre 1917: presa del potere bolscevica.
  • Brest-Litovsk (1918); guerra civile e Armata Rossa.
  • Comunismo di guerraNEP (1921); nascita dell'URSS (1922) e del Comintern.
  • Stalin e il «socialismo in un solo paese».

Riepilogo

  • La rivoluzione di febbraio 1917 abbatté lo zarismo; quella di ottobre portò al potere i bolscevichi.
  • Lenin uscì dalla guerra e affrontò una sanguinosa guerra civile, vinta dai rossi.
  • Dal comunismo di guerra si passò alla NEP; nel 1922 nacque l'URSS.
  • Alla morte di Lenin, Stalin prevalse e impose il «socialismo in un solo paese».

Storia Contemporanea

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L'AI trasforma questo modulo in strumenti di studio personalizzati.

L'eredità della grande guerra

Sommario

La fine della Grande Guerra lasciò un'Europa profondamente trasformata: mutamenti sociali, nuovo ruolo della donna, gravi conseguenze economiche (debiti, inflazione), tensioni rivoluzionarie (il biennio rosso), nuovi assetti politici come la Repubblica di Weimar, e una difficile ricerca di stabilizzazione e distensione negli anni Venti.


Mutamenti sociali e nuove attese

La guerra produsse profondi cambiamenti:

  • milioni di morti e mutilati, traumi collettivi;
  • masse di reduci con nuove attese e difficoltà di reinserimento;
  • crescita del peso politico delle masse e dei movimenti (socialisti, nazionalisti, combattentisti).

Il ruolo della donna

  • Durante la guerra le donne avevano sostituito gli uomini nelle fabbriche e nei servizi;
  • crebbe la rivendicazione di diritti (in vari paesi fu concesso il suffragio femminile nel primo dopoguerra);
  • mutarono costumi e ruoli sociali.

Le conseguenze economiche

La guerra dissestò le economie:

  • enormi debiti (soprattutto verso gli USA), distruzioni, riconversione difficile;
  • inflazione e instabilità monetaria;
  • gli Stati Uniti divennero i principali creditori e la prima potenza economica mondiale.

Parola chiave: Inflazione

Aumento generalizzato e continuo dei prezzi, con perdita del potere d'acquisto della moneta. Nel primo dopoguerra l'inflazione (estrema in Germania nel 1923) colpì duramente i ceti medi e i risparmiatori.


Il biennio rosso

Tra il 1919 e il 1920 un'ondata di agitazioni sociali («biennio rosso») attraversò l'Europa:

  • scioperi, occupazioni di fabbriche, spinte rivoluzionarie sull'onda dell'esempio sovietico;
  • in Italia, occupazione delle fabbriche e forti tensioni sociali;
  • la mancata rivoluzione lasciò però spazio alla reazione e ai movimenti di destra.

Rivoluzione e controrivoluzione nell'Europa centrale

  • In Germania e Ungheria falliti tentativi rivoluzionari comunisti (repressi);
  • ovunque, alla spinta rivoluzionaria seguì la controrivoluzione e l'ascesa di forze autoritarie e nazionaliste.

La Repubblica di Weimar e la crisi della Ruhr

In Germania nacque la Repubblica di Weimar (1919):

  • democrazia parlamentare avanzata, ma fragile e screditata per la firma del «diktat» di Versailles;
  • la crisi delle riparazioni portò all'occupazione francese della Ruhr (1923) e all'iperinflazione;
  • la repubblica fu poi stabilizzata grazie agli aiuti e ai piani internazionali.

La ricerca della distensione in Europa

Gli anni centrali del decennio videro un tentativo di distensione:

  • il piano Dawes (1924) per le riparazioni tedesche;
  • gli accordi di Locarno (1925) e l'ingresso della Germania nella Società delle Nazioni;
  • una relativa stabilizzazione («spirito di Locarno»), interrotta poi dalla crisi del 1929.

Concetti chiave

  • Eredità della guerra: morti, reduci, mutamenti sociali, suffragio femminile.
  • Conseguenze economiche: debiti, inflazione, supremazia economica USA.
  • Biennio rosso (1919-20): agitazioni e mancata rivoluzione.
  • Repubblica di Weimar (1919); crisi della Ruhr e iperinflazione (1923).
  • Piano Dawes (1924), Locarno (1925): distensione degli anni Venti.

Riepilogo

  • La Grande Guerra lasciò un'Europa traumatizzata, con nuovi ruoli sociali e gravi squilibri economici.
  • Il biennio rosso espresse spinte rivoluzionarie, seguite dalla controrivoluzione.
  • Nacque la fragile Repubblica di Weimar, scossa dalla crisi della Ruhr.
  • Gli anni centrali del decennio portarono una distensione (Dawes, Locarno), poi travolta dalla crisi del 1929.

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Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo

Sommario

Nel primo dopoguerra l'Italia entrò in una crisi profonda: la «vittoria mutilata», le agitazioni sociali del biennio rosso, la nascita di nuovi partiti di massa e l'ascesa del fascismo di Mussolini. Tra squadrismo, debolezza dello Stato liberale e marcia su Roma (1922), si arrivò all'instaurazione della dittatura dopo il delitto Matteotti.


I problemi del dopoguerra

L'Italia uscì vincitrice ma prostrata:

  • gravi difficoltà economiche, inflazione, disoccupazione dei reduci;
  • delusione per i mancati guadagni territoriali → mito della «vittoria mutilata» (D'Annunzio);
  • crisi dello Stato liberale, incapace di governare la nuova società di massa.

Cattolici, socialisti e fascisti

Si affermarono nuovi soggetti politici:

  • il Partito Popolare (don Sturzo, 1919), partito cattolico di massa;
  • il Partito Socialista, forte ma diviso tra riformisti e massimalisti; nel 1921 nacque il Partito Comunista (scissione di Livorno);
  • i Fasci italiani di combattimento (Mussolini, 1919), movimento nazionalista, antisocialista e «rivoluzionario».

La «vittoria mutilata» e l'impresa fiumana

  • Il nazionalismo deluso trovò espressione nell'impresa di Fiume: D'Annunzio occupò la città (1919-20) reclamandola per l'Italia;
  • l'episodio anticipò temi e stili poi ripresi dal fascismo.

Le agitazioni sociali e l'occupazione delle fabbriche

  • Il biennio rosso (1919-20) culminò nell'occupazione delle fabbriche (1920);
  • la mancata svolta rivoluzionaria spaventò i ceti medi e gli industriali, spingendoli verso la reazione.

Il fascismo agrario e lo squadrismo

Il fascismo crebbe come movimento reazionario armato:

  • le squadre d'azione («squadrismo») attaccarono leghe contadine, sindacati, sedi socialiste, soprattutto nelle campagne padane (fascismo agrario);
  • agrari e industriali finanziarono il movimento; lo Stato tollerò le violenze.

Parola chiave: Squadrismo

Azione violenta delle squadre fasciste contro avversari politici e organizzazioni operaie, con spedizioni punitive e intimidazioni. Strumento decisivo dell'ascesa fascista.


L'agonia dello Stato liberale e la marcia su Roma

  • I governi liberali (anche Giolitti) sottovalutarono il fascismo, tentando di assorbirlo;
  • nelle elezioni del 1921 i fascisti entrarono in Parlamento (blocchi nazionali); nel 1921 nacque il Partito Nazionale Fascista (PNF);
  • nell'ottobre 1922 la marcia su Roma costrinse il re Vittorio Emanuele III (che rifiutò lo stato d'assedio) a incaricare Mussolini di formare il governo.

Verso lo Stato autoritario: il delitto Matteotti

  • Mussolini governò inizialmente con una coalizione; la legge Acerbo (1923) alterò il sistema elettorale a favore della lista maggioritaria;
  • dopo le violente elezioni del 1924, il deputato socialista Giacomo Matteotti, che le aveva denunciate, fu assassinato dai fascisti;
  • la crisi (secessione dell'Aventino delle opposizioni) si chiuse con il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925, che rivendicò la responsabilità e avviò la dittatura «a viso aperto».

Concetti chiave

  • «Vittoria mutilata» e impresa di Fiume (D'Annunzio).
  • Nuovi partiti: Popolare (Sturzo), Comunista (1921), Fasci (Mussolini, 1919).
  • Squadrismo e fascismo agrario.
  • Marcia su Roma (1922); legge Acerbo (1923).
  • Delitto Matteotti (1924) → discorso del 3 gennaio 1925, inizio della dittatura.

Riepilogo

  • Il dopoguerra italiano fu segnato da crisi economica, «vittoria mutilata» e biennio rosso.
  • Il fascismo crebbe come reazione armata (squadrismo) sostenuta dai ceti proprietari.
  • La debolezza dello Stato liberale portò alla marcia su Roma (1922) e all'incarico a Mussolini.
  • Il delitto Matteotti e il discorso del 1925 segnarono l'avvio della dittatura.

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La grande crisi: economia e società negli anni '30

Sommario

La grande crisi del 1929, scoppiata negli Stati Uniti con il crollo di Wall Street, si propagò al mondo intero provocando la più grave depressione economica del Novecento. Il capitolo analizza cause ed effetti del «grande crollo», la diffusione in Europa, la risposta del New Deal di Roosevelt e il nuovo ruolo dello Stato nell'economia.


Crisi e trasformazione

La crisi del 1929 segnò una svolta epocale:

  • fine dell'illusione di una crescita illimitata;
  • ripensamento del rapporto tra Stato e mercato;
  • conseguenze politiche enormi (rafforzamento dei regimi autoritari).

Gli anni dell'euforia: gli Stati Uniti prima della crisi

Gli anni Venti americani furono di grande prosperità:

  • boom dei consumi, produzione di massa (automobile), credito facile;
  • forte speculazione in Borsa, con prezzi azionari gonfiati;
  • squilibri nascosti: sovrapproduzione, debolezza agricola, disuguaglianze.

Parola chiave: Ceto medio

Insieme dei gruppi sociali intermedi (impiegati, professionisti, piccoli imprenditori, commercianti). Fu particolarmente colpito dalle crisi economiche e divenne base sociale decisiva per i movimenti politici del Novecento.


Il «grande crollo» del 1929

  • Il 24 ottobre 1929 («giovedì nero») crollò la Borsa di Wall Street;
  • fallimenti bancari a catena, contrazione del credito, crollo della produzione e dei consumi;
  • disoccupazione di massa (milioni di senza lavoro negli USA).

La crisi in Europa

La crisi si propagò al mondo intero:

  • ritiro dei capitali americani dall'Europa, crollo del commercio internazionale;
  • in Germania la crisi fu drammatica (disoccupazione di massa), favorendo l'ascesa del nazismo;
  • ovunque protezionismo, svalutazioni, tensioni sociali.

Roosevelt e il «New Deal»

Negli USA il presidente Franklin D. Roosevelt varò il New Deal («nuovo corso», dal 1933):

  • intervento dello Stato nell'economia: grandi opere pubbliche, sostegno all'agricoltura e all'industria, riforme bancarie e finanziarie;
  • legislazione sociale (sussidi, diritti sindacali, previdenza);
  • ispirazione (poi teorizzata da Keynes) all'intervento pubblico per sostenere la domanda.

Il nuovo ruolo dello Stato, i consumi e la cultura della crisi

  • La crisi impose ovunque un nuovo ruolo dello Stato nell'economia (economia mista, programmazione);
  • nuovi consumi e nuove comunicazioni di massa (radio, cinema) trasformarono la società;
  • la scienza progredì (anche in funzione militare); si diffuse una cultura della crisi, segnata da inquietudine e ripensamento delle certezze.

Concetti chiave

  • Crisi del 1929: crollo di Wall Street, depressione mondiale.
  • Sovrapproduzione, speculazione, disoccupazione di massa.
  • New Deal (Roosevelt): intervento statale, opere pubbliche, riforme.
  • Keynes: teoria dell'intervento pubblico per sostenere la domanda.
  • Nuovo ruolo dello Stato nell'economia.

Riepilogo

  • La grande crisi del 1929 partì dagli USA e divenne una depressione mondiale.
  • Cause: sovrapproduzione, speculazione e fragilità del sistema.
  • Il New Deal di Roosevelt rispose con l'intervento dello Stato nell'economia.
  • La crisi ridefinì il ruolo dello Stato e rafforzò i regimi autoritari, soprattutto in Germania.

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L'età dei totalitarismi

Sommario

Gli anni Trenta videro l'eclissi della democrazia in gran parte d'Europa e l'affermarsi dei regimi totalitari: il nazismo in Germania, lo stalinismo in URSS, e il «contagio autoritario» nel continente. Il capitolo analizza il concetto di totalitarismo, il Terzo Reich, l'industrializzazione forzata sovietica, la guerra di Spagna e la marcia verso la catastrofe.


L'eclissi della democrazia

Negli anni Trenta la democrazia liberale entrò in crisi quasi ovunque in Europa:

  • effetti della grande crisi, paura del comunismo, debolezza dei regimi parlamentari;
  • diffusione di regimi autoritari e totalitari (Italia, Germania, URSS, e poi Spagna, Portogallo, Europa orientale).

La crisi di Weimar e l'avvento del nazismo

In Germania:

  • la grande crisi e la disoccupazione di massa travolsero la Repubblica di Weimar;
  • il Partito nazionalsocialista (NSDAP) di Adolf Hitler crebbe rapidamente, sfruttando crisi, nazionalismo, antisemitismo e anticomunismo;
  • nel gennaio 1933 Hitler fu nominato cancelliere; in pochi mesi smantellò la democrazia.

Parola chiave: Totalitarismo

Sistema politico che mira al controllo totale della società: partito unico, ideologia obbligatoria, terrore poliziesco, propaganda e mobilitazione delle masse, soppressione delle libertà. Riguarda nazismo, stalinismo e (in forma «imperfetta») fascismo.


Il consolidamento del potere di Hitler e il Terzo Reich

  • Incendio del Reichstag (1933), pieni poteri, messa al bando degli altri partiti;
  • la «notte dei lunghi coltelli» (1934) e la fusione delle cariche dopo la morte di Hindenburg (Hitler Führer);
  • nasce il Terzo Reich: Stato totalitario, partito unico, culto del capo, propaganda (Goebbels), polizia segreta (Gestapo) e SS.

Repressione e consenso nel regime nazista

  • Repressione spietata degli oppositori (campi di concentramento) e persecuzione razziale degli ebrei (leggi di Norimberga, 1935; «notte dei cristalli», 1938);
  • ricerca del consenso: propaganda, organizzazioni di massa, riarmo e ripresa economica che ridusse la disoccupazione;
  • ideologia razzista e antisemita posta al centro dello Stato.

Il contagio autoritario

  • Regimi autoritari e fascisti si diffusero in Europa (Portogallo di Salazar, Austria, Europa orientale, ecc.);
  • crisi delle democrazie e polarizzazione tra fascismo e comunismo.

L'URSS, l'industrializzazione forzata e lo stalinismo

In Unione Sovietica, Stalin costruì un regime totalitario:

  • abbandono della NEP e pianificazione (piani quinquennali);
  • industrializzazione forzata e collettivizzazione delle campagne, con milioni di vittime (carestie, deportazioni, liquidazione dei kulaki);
  • lo stalinismo: terrore di massa, grandi purghe e processi (1936-38), gulag, culto della personalità.

La crisi della sicurezza collettiva e la guerra di Spagna

  • Fallimento della Società delle Nazioni e della sicurezza collettiva di fronte alle aggressioni (Giappone in Manciuria, Italia in Etiopia, riarmo tedesco);
  • i fronti popolari (alleanze antifasciste di sinistra) in Francia e Spagna;
  • la guerra civile spagnola (1936-1939): il colpo di Stato di Franco contro la Repubblica, sostenuto da Germania e Italia, mentre l'URSS aiutava i repubblicani → «prova generale» della seconda guerra mondiale, vinta da Franco.

L'Europa verso la catastrofe

  • Politica di espansione della Germania nazista (riarmo, rimilitarizzazione della Renania, Anschluss dell'Austria 1938);
  • la conferenza di Monaco (1938) e la politica di appeasement; annessione dei Sudeti e poi della Cecoslovacchia;
  • il patto Molotov-Ribbentrop (agosto 1939) tra Germania e URSS aprì la strada alla guerra.

Concetti chiave

  • Totalitarismo: controllo totale, partito unico, terrore, propaganda.
  • Hitler cancelliere (1933); Terzo Reich; leggi di Norimberga (1935).
  • Stalinismo: piani quinquennali, collettivizzazione, grandi purghe, gulag.
  • Guerra civile spagnola (1936-39); fronti popolari.
  • Anschluss (1938), Monaco (1938), patto Molotov-Ribbentrop (1939).

Riepilogo

  • Gli anni Trenta segnarono l'eclissi della democrazia e il trionfo dei totalitarismi.
  • In Germania il nazismo instaurò il Terzo Reich, razzista e aggressivo.
  • In URSS lo stalinismo impose industrializzazione forzata e terrore di massa.
  • La guerra di Spagna e l'espansionismo nazista (Monaco, patto con l'URSS) condussero alla seconda guerra mondiale.

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L'Italia fascista

Sommario

Dal 1925 il fascismo costruì un regime dittatoriale: soppressione delle libertà, leggi fascistissime, controllo della società, patti Lateranensi, organizzazione del consenso, politica economica (autarchia, «battaglia del grano»), imperialismo (impresa etiopica) e infine l'avvicinamento alla Germania nazista e le leggi razziali. Il capitolo ne traccia apogeo e declino.


Il totalitarismo imperfetto

Il fascismo italiano fu un totalitarismo «imperfetto»:

  • monopolio del partito unico (PNF), soppressione delle libertà e degli oppositori;
  • ma persistenza di poteri non interamente assorbiti: la monarchia, la Chiesa, l'esercito, in parte i grandi gruppi economici;
  • controllo della società meno totale rispetto al nazismo e allo stalinismo.

La costruzione del regime

Le leggi «fascistissime» (1925-26):

  • soppressione dei partiti e della libertà di stampa, scioglimento dei sindacati liberi;
  • capo del governo responsabile solo verso il re; Tribunale speciale e polizia politica (OVRA);
  • inquadramento della società in organizzazioni di regime (dopolavoro, gioventù: Balilla, ecc.).

Parola chiave: Consenso

Adesione, attiva o passiva, della popolazione al regime, costruita attraverso propaganda, organizzazioni di massa, scuola, cultura e successi (reali o presunti) del fascismo.


Il regime e il paese: i Patti Lateranensi

  • I Patti Lateranensi (1929) con la Santa Sede risolsero la «questione romana»: nascita dello Stato della Città del Vaticano, Concordato, religione cattolica «religione di Stato»;
  • l'accordo procurò a Mussolini un grande consenso, specie tra i cattolici.

Cultura, scuola e comunicazioni di massa

  • Controllo di scuola (riforma Gentile), cultura e mezzi di comunicazione (radio, cinema, stampa);
  • propaganda e culto del Duce;
  • organizzazione del tempo libero e mobilitazione delle masse.

Il fascismo e l'economia

Politica economica in più fasi:

  • iniziale liberismo, poi crescente intervento dello Stato;
  • la «battaglia del grano» e «quota novanta» (rivalutazione della lira, 1926);
  • di fronte alla grande crisi, lo «Stato-imprenditore»: creazione dell'IRI (1933) e dell'IMI, salvataggio di banche e industrie;
  • politica autarchica (autosufficienza economica), accentuata dopo le sanzioni per l'Etiopia.

L'imperialismo fascista e l'impresa etiopica

  • Ambizioni di potenza e di «posto al sole»;
  • la guerra d'Etiopia (1935-36): conquista dell'Etiopia e proclamazione dell'Impero (1936), nonostante le sanzioni della Società delle Nazioni;
  • l'impresa segnò l'apogeo del consenso e l'avvicinamento alla Germania (Asse Roma-Berlino, 1936).

L'Italia antifascista, le leggi razziali, apogeo e declino

  • L'antifascismo operò all'estero (fuoriusciti, Giustizia e Libertà, partiti) e clandestinamente in Italia (il PCI);
  • nel 1938 furono emanate le leggi razziali antisemite, in linea con la Germania nazista;
  • l'alleanza con Hitler (Patto d'Acciaio, 1939) e l'imminente guerra avviarono il declino del regime.

Concetti chiave

  • Totalitarismo imperfetto: persistenza di monarchia, Chiesa, esercito.
  • Leggi fascistissime (1925-26); OVRA, partito unico.
  • Patti Lateranensi (1929): fine della questione romana, consenso.
  • IRI (1933), autarchia, «battaglia del grano», «quota novanta».
  • Guerra d'Etiopia (1935-36), Impero; leggi razziali (1938).

Riepilogo

  • Il fascismo costruì un regime totalitario «imperfetto», con partito unico e soppressione delle libertà.
  • I Patti Lateranensi (1929) e la propaganda costruirono un ampio consenso.
  • L'economia fu segnata da intervento statale (IRI) e autarchia.
  • L'impresa etiopica (1936) fu l'apogeo; l'alleanza con la Germania e le leggi razziali (1938) ne segnarono il declino.

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Il tramonto del colonialismo. L'Asia e l'America Latina

Sommario

Tra le due guerre mondiali cominciò il declino degli imperi coloniali e si rafforzarono i movimenti nazionalisti anticoloniali in Asia e nel Medio Oriente. Il capitolo tratta il nazionalismo arabo e il sionismo, la modernizzazione della Turchia, l'India di Gandhi, la Cina divisa tra nazionalisti e comunisti, il Giappone imperialista e l'America Latina.


Il declino degli imperi coloniali

Dopo la prima guerra mondiale:

  • crescita della consapevolezza nazionale nelle colonie;
  • diffusione di idee di autodeterminazione (anche per influsso dei 14 punti di Wilson e della rivoluzione russa);
  • primi movimenti di emancipazione, pur in un dominio coloniale ancora saldo.

Il Medio Oriente: nazionalismo arabo e sionismo

  • Dissoluzione dell'Impero ottomano; il Medio Oriente fu spartito in mandati francesi e britannici;
  • crescita del nazionalismo arabo;
  • sviluppo del sionismo: il movimento per la creazione di una patria ebraica in Palestina (dichiarazione Balfour, 1917), con crescenti tensioni con gli arabi.

Rivoluzione e modernizzazione in Turchia

  • Dopo la sconfitta ottomana, Mustafa Kemal (Atatürk) fondò la Repubblica di Turchia (1923);
  • avviò una radicale modernizzazione e laicizzazione (abolizione del califfato, alfabeto latino, riforme civili e di costume).

L'Impero britannico e l'India: Gandhi

In India, cuore dell'Impero britannico, crebbe il movimento per l'indipendenza:

  • il Partito del Congresso e la figura di Mohandas Gandhi;
  • strategia della resistenza passiva e della non violenza (disobbedienza civile, boicottaggio, «marcia del sale»);
  • mobilitazione di massa che minò le basi del dominio britannico.

Parola chiave: Non violenza

Metodo di lotta politica basato sul rifiuto della violenza, sulla disobbedienza civile e sulla resistenza passiva. Teorizzato e praticato da Gandhi contro il dominio coloniale britannico in India.


Nazionalisti e comunisti in Cina

In Cina si affrontarono due forze:

  • il Kuomintang (partito nazionalista), guidato dopo Sun Yat-sen da Chiang Kai-shek;
  • il Partito comunista cinese (Mao Zedong);
  • dopo una fase di collaborazione, scoppiò la guerra civile; intanto il Giappone invase la Cina (Manciuria 1931, guerra dal 1937).

Imperialismo e autoritarismo in Giappone

  • Il Giappone assunse un orientamento sempre più militarista e imperialista;
  • espansione in Manciuria e in Cina, progetti di egemonia sull'Asia orientale;
  • regime autoritario e nazionalista, avviato verso la seconda guerra mondiale.

Dittature e regimi populisti in America Latina

  • L'America Latina restò segnata da instabilità, dipendenza economica e disuguaglianze;
  • diffusione di dittature militari e di regimi populisti (in seguito, ad esempio, il peronismo in Argentina);
  • la grande crisi accentuò i problemi economici e sociali.

Concetti chiave

  • Declino degli imperi coloniali e movimenti di autodeterminazione.
  • Nazionalismo arabo e sionismo (Balfour, 1917) in Medio Oriente.
  • Atatürk: modernizzazione e laicizzazione della Turchia.
  • Gandhi e la non violenza in India.
  • Cina: Kuomintang (Chiang Kai-shek) vs comunisti (Mao); invasione giapponese.

Riepilogo

  • Tra le due guerre iniziò il tramonto del colonialismo, con la crescita dei nazionalismi.
  • In Medio Oriente si svilupparono nazionalismo arabo e sionismo; la Turchia si modernizzò con Atatürk.
  • In India Gandhi guidò la lotta non violenta per l'indipendenza.
  • In Cina si scontrarono nazionalisti e comunisti, sotto la pressione giapponese; l'America Latina conobbe dittature e populismi.

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La seconda guerra mondiale

Sommario

La seconda guerra mondiale (1939-1945) fu il conflitto più vasto e distruttivo della storia, esteso a tutti i continenti e combattuto anche contro i civili. Il capitolo ne ricostruisce le fasi: le vittorie dell'Asse, la svolta del 1942-43, il «nuovo ordine» e il genocidio degli ebrei, la Resistenza, la liberazione e la fine del conflitto con le bombe atomiche.


Le origini e le responsabilità

  • Cause: aggressività dei regimi fascisti, fallimento dell'ordine di Versailles e della sicurezza collettiva, espansionismo nazista;
  • l'invasione della Polonia (1° settembre 1939) da parte della Germania provocò la dichiarazione di guerra di Francia e Gran Bretagna.

Le vittorie dell'Asse (1939-1941)

  • Guerra-lampo (Blitzkrieg): distruzione della Polonia, occupazione di Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Belgio;
  • caduta della Francia (1940); resistenza britannica nella battaglia d'Inghilterra;
  • l'Italia entrò in guerra (giugno 1940) a fianco della Germania; la «guerra parallela» italiana fallì (Balcani, Nord Africa);
  • nel 1941 la Germania attaccò l'Unione Sovietica (operazione Barbarossa).

L'aggressione giapponese e il coinvolgimento degli USA

  • Il Giappone attaccò la base americana di Pearl Harbor (dicembre 1941);
  • gli Stati Uniti entrarono in guerra; il conflitto divenne mondiale.

Il «nuovo ordine», la Resistenza e il genocidio

  • Nei territori occupati i nazisti imposero un «nuovo ordine» di sfruttamento e terrore;
  • nacquero movimenti di Resistenza e di collaborazionismo;
  • il regime nazista attuò lo sterminio sistematico: la «soluzione finale» e il genocidio degli ebrei (Shoah), oltre a rom, oppositori, disabili.

Parola chiave: Genocidio

Distruzione deliberata e sistematica di un intero gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. La Shoah (sterminio di circa sei milioni di ebrei) ne è l'esempio estremo.


La svolta del 1942-43 e la «grande alleanza»

Il 1942-43 segnò la svolta:

  • vittorie alleate a Stalingrado (1942-43, decisiva sul fronte orientale), El Alamein (Nord Africa) e nel Pacifico (Midway);
  • la «grande alleanza» tra USA, Gran Bretagna e URSS;
  • l'iniziativa passò agli Alleati.

L'Italia: caduta del fascismo, 8 settembre, Resistenza

  • Sbarco alleato in Sicilia (1943); il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio sfiduciò Mussolini, arrestato per ordine del re;
  • l'armistizio dell'8 settembre 1943 gettò il paese nel caos; l'Italia si divise tra il Regno del Sud (cobelligerante con gli Alleati) e la Repubblica Sociale Italiana (di Mussolini, sotto controllo tedesco);
  • guerra civile, occupazione tedesca e Resistenza partigiana, fino alla Liberazione (25 aprile 1945).

Le vittorie alleate e la fine della guerra

  • Sbarco in Normandia (D-Day, 6 giugno 1944), avanzata sovietica da est;
  • caduta del Terzo Reich e resa della Germania (maggio 1945); suicidio di Hitler;
  • nel Pacifico, la sconfitta del Giappone fu accelerata dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945): resa giapponese e fine della guerra.

Concetti chiave

  • Invasione della Polonia (1939); Blitzkrieg; caduta della Francia (1940).
  • Barbarossa (1941) e Pearl Harbor (1941): guerra mondiale.
  • Genocidio/Shoah; «nuovo ordine», Resistenza, collaborazionismo.
  • Svolta 1942-43: Stalingrado, El Alamein; «grande alleanza».
  • Italia: 25 luglio e 8 settembre 1943, RSI, Resistenza, 25 aprile 1945.
  • Normandia (1944); Hiroshima e Nagasaki (1945).

Riepilogo

  • La seconda guerra mondiale scoppiò con l'invasione della Polonia (1939) e divenne globale dopo Pearl Harbor.
  • L'Asse dominò fino al 1942-43, poi la grande alleanza ribaltò le sorti.
  • Il nazismo attuò il genocidio degli ebrei; in Italia, dopo l'8 settembre, ci furono guerra civile e Resistenza.
  • La guerra finì nel 1945 con la caduta del Reich e le bombe atomiche sul Giappone.

Storia Contemporanea

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Il mondo diviso

Sommario

Dopo la seconda guerra mondiale il mondo si divise in due blocchi contrapposti, guidati da Stati Uniti e Unione Sovietica: è la guerra fredda. Il capitolo tratta le conseguenze della guerra, l'ONU, la divisione dell'Europa e della Germania, la rivoluzione comunista in Cina, la coesistenza pacifica e la nascita della CEE.


Le conseguenze della seconda guerra mondiale

  • Decine di milioni di morti, distruzioni immani, profughi;
  • declino dell'Europa e affermazione di due superpotenze: USA e URSS;
  • nuovo ordine bipolare e inizio della decolonizzazione.

Le Nazioni Unite e il nuovo ordine economico

  • Nascita dell'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite, 1945) per garantire pace e cooperazione;
  • nuovo ordine economico fondato sugli accordi di Bretton Woods (FMI, Banca Mondiale, dollaro come moneta di riferimento).

La fine della «grande alleanza» e la guerra fredda

  • Le tensioni tra USA e URSS spezzarono la grande alleanza;
  • la guerra fredda: contrapposizione politica, ideologica, militare ed economica, senza scontro diretto tra le superpotenze;
  • la «cortina di ferro» (Churchill) divise l'Europa.

Parola chiave: Nucleare

L'arma atomica e il suo possesso da parte delle superpotenze. L'equilibrio del terrore (deterrenza nucleare) impedì un conflitto diretto, ma alimentò la corsa agli armamenti.


La divisione dell'Europa e della Germania

  • Dottrina Truman (1947) e piano Marshall (aiuti economici USA all'Europa occidentale);
  • l'URSS impose alle «democrazie popolari» dell'Europa orientale regimi comunisti satelliti;
  • la Germania fu divisa; la crisi di Berlino (blocco e ponte aereo, 1948-49) portò alla nascita di due Stati (RFT filo-occidentale e RDT filo-sovietica);
  • nascita di NATO (1949) e poi Patto di Varsavia (1955).

La rivoluzione comunista in Cina e la guerra di Corea

  • In Cina, vittoria dei comunisti di Mao Zedong: proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (1949);
  • la guerra di Corea (1950-53): primo grande conflitto «caldo» della guerra fredda, che divise la penisola in due Stati.

Dalla guerra fredda alla coesistenza pacifica

  • Dopo la morte di Stalin (1953), avvio di una fase di distensione;
  • il 1956: destalinizzazione (rapporto segreto di Krusciov) e repressione della rivolta ungherese;
  • politica di coesistenza pacifica tra i blocchi, pur tra crisi ricorrenti.

L'Europa occidentale e il Mercato comune

  • Ricostruzione e «miracolo» economico dell'Europa occidentale;
  • avvio dell'integrazione europea: CECA (1951) e Trattati di Roma (1957) che istituirono la Comunità Economica Europea (CEE) e l'Euratom;
  • in Francia, dalla Quarta Repubblica al regime gaullista (de Gaulle, 1958).

Concetti chiave

  • Bipolarismo: USA vs URSS; guerra fredda e «cortina di ferro».
  • ONU (1945), Bretton Woods; piano Marshall (1947).
  • Divisione della Germania; crisi di Berlino (1948-49); NATO (1949), Patto di Varsavia (1955).
  • Rivoluzione cinese (1949); guerra di Corea (1950-53).
  • 1956: destalinizzazione e rivolta ungherese; CEE (Trattati di Roma, 1957).

Riepilogo

  • Dopo il 1945 il mondo si divise in due blocchi (USA e URSS): la guerra fredda.
  • L'Europa fu spaccata dalla «cortina di ferro»; la Germania divisa in due Stati.
  • In Asia, la Cina divenne comunista (1949) e si combatté la guerra di Corea.
  • Dopo Stalin iniziò la coesistenza pacifica, mentre l'Europa occidentale avviava l'integrazione (CEE, 1957).

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La decolonizzazione e il Terzo Mondo

Sommario

Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale gli imperi coloniali si dissolsero: è la decolonizzazione. Nacquero decine di nuovi Stati in Asia e Africa, si formò il Terzo Mondo e il movimento dei non allineati. Il capitolo tratta l'indipendenza dell'India, il Medio Oriente e Israele, la crisi di Suez, l'Africa e l'America Latina.


I caratteri generali della decolonizzazione

La decolonizzazione fu favorita da:

  • l'indebolimento delle potenze europee dopo la guerra;
  • i principi di autodeterminazione e l'azione dell'ONU;
  • la pressione dei movimenti nazionalisti e il contesto della guerra fredda;
  • avvenne in forme diverse: pacifiche o attraverso guerre di liberazione.

L'emancipazione dell'Asia

  • India: indipendenza (1947) con la partizione tra Unione Indiana (a maggioranza indù) e Pakistan (musulmano), accompagnata da violenze e profughi;
  • indipendenza di altri paesi asiatici (Indonesia, Indocina);
  • in Indocina, la guerra contro la Francia (sconfitta a Dien Bien Phu, 1954) e la divisione del Vietnam.

Il Medio Oriente e la nascita di Israele

  • Nel 1948 nacque lo Stato di Israele, dopo la fine del mandato britannico in Palestina;
  • scoppiò il conflitto arabo-israeliano (prima guerra 1948-49), con il problema dei profughi palestinesi;
  • inizio di una lunga e irrisolta crisi mediorientale.

La rivoluzione nasseriana in Egitto e la crisi di Suez

  • In Egitto, Nasser guidò una rivoluzione nazionalista e modernizzatrice;
  • la nazionalizzazione del canale di Suez (1956) provocò l'intervento militare di Israele, Gran Bretagna e Francia (crisi di Suez), bloccato dalla pressione di USA e URSS;
  • Nasser divenne leader del nazionalismo arabo.

L'indipendenza del Maghreb e dell'Africa nera

  • Indipendenza dei paesi del Maghreb (Marocco, Tunisia e, dopo una dura guerra, l'Algeria dalla Francia, 1962);
  • ondata di indipendenze nell'Africa subsahariana (specie intorno al 1960, «anno dell'Africa»);
  • molti nuovi Stati ereditarono confini artificiali, fragilità istituzionale e dipendenza economica.

Il Terzo Mondo, il non allineamento e il sottosviluppo

  • Si formò il Terzo Mondo: paesi né dell'Occidente capitalista né del blocco comunista;
  • la conferenza di Bandung (1955) e il movimento dei non allineati affermarono una terza via;
  • gravi problemi di sottosviluppo, povertà e dipendenza economica.

Parola chiave: Neocolonialismo

Persistenza, dopo l'indipendenza formale, di un dominio economico e politico delle ex potenze coloniali (e delle superpotenze) sui paesi del Terzo Mondo, attraverso il controllo di risorse, mercati e capitali.


America Latina: dipendenza e instabilità

  • L'America Latina restò segnata da dipendenza economica (soprattutto dagli USA), latifondo, disuguaglianze e instabilità politica;
  • alternanza di regimi populisti, dittature militari e tentativi rivoluzionari.

Concetti chiave

  • Decolonizzazione: dissoluzione degli imperi coloniali dopo il 1945.
  • India 1947: indipendenza e partizione (India-Pakistan).
  • Israele 1948 e conflitto arabo-israeliano; crisi di Suez (1956, Nasser).
  • Africa: indipendenze intorno al 1960; guerra d'Algeria.
  • Terzo Mondo, non allineati (Bandung 1955), neocolonialismo.

Riepilogo

  • La decolonizzazione fece nascere decine di nuovi Stati in Asia e Africa.
  • L'India ottenne l'indipendenza (1947) con la partizione; nacque Israele (1948).
  • Suez (1956) e le indipendenze africane segnarono il declino del dominio europeo.
  • Si formò il Terzo Mondo dei non allineati, segnato però da sottosviluppo e neocolonialismo.

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L'Italia dopo il fascismo

Sommario

Dalla liberazione alla Repubblica: l'Italia ricostruì le proprie istituzioni democratiche. Il capitolo tratta il passaggio dalla monarchia alla Repubblica (referendum 1946), la Costituzione, la rottura dell'unità antifascista, le decisive elezioni del 1948, la ricostruzione economica, le scelte internazionali e gli anni del centrismo.


Un paese sconfitto e le forze in campo

L'Italia uscì dalla guerra distrutta e divisa:

  • gravi distruzioni, povertà, eredità della guerra civile;
  • protagoniste le forze antifasciste del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale): DC (De Gasperi), PCI (Togliatti), PSI (Nenni), e altri partiti.

Dalla liberazione alla repubblica

  • Governi di unità antifascista nell'immediato dopoguerra;
  • il 2 giugno 1946: referendum istituzionale (vittoria della Repubblica sulla monarchia) ed elezione dell'Assemblea Costituente; per la prima volta votarono anche le donne.

Parola chiave: Qualunquismo

Atteggiamento di sfiducia e indifferenza verso la politica e i partiti, talvolta organizzato (il movimento dell'«Uomo qualunque» nel dopoguerra). Espressione del malcontento di parte dei ceti medi.


La crisi dell'unità antifascista

  • Le tensioni della guerra fredda ruppero la collaborazione tra i partiti del CLN;
  • nel 1947 De Gasperi escluse dal governo le sinistre (PCI e PSI);
  • il paese si allineò al blocco occidentale.

La Costituzione repubblicana

La Costituzione (entrata in vigore il 1° gennaio 1948):

  • frutto del compromesso tra le culture cattolica, comunista/socialista e liberale;
  • repubblica parlamentare, diritti fondamentali, principi di uguaglianza e lavoro, autonomie locali, organi di garanzia (Corte costituzionale);
  • carta rigida e programmatica.

Le elezioni del '48 e la ricostruzione economica

  • Le elezioni del 18 aprile 1948, in pieno clima di guerra fredda, segnarono la netta vittoria della DC sul Fronte Popolare (PCI-PSI);
  • la ricostruzione economica fu sostenuta dal piano Marshall;
  • avvio della ripresa industriale, premessa del futuro «miracolo».

Le scelte internazionali e gli anni del centrismo

  • Adesione dell'Italia al blocco occidentale: NATO (1949) e processo di integrazione europea (CECA, CEE);
  • gli anni del centrismo (governi guidati dalla DC con alleati laici minori), all'insegna della stabilità e dell'anticomunismo;
  • progressiva ricerca di nuovi equilibri politici verso la fine degli anni '50.

Concetti chiave

  • 2 giugno 1946: referendum e nascita della Repubblica; voto alle donne.
  • Rottura dell'unità antifascista (1947) e clima di guerra fredda.
  • Costituzione repubblicana (1948): sintesi cattolico-marxista-liberale.
  • Elezioni del 18 aprile 1948: vittoria della DC.
  • Centrismo, piano Marshall, NATO, integrazione europea.

Riepilogo

  • Dopo il fascismo, l'Italia divenne Repubblica (1946) e si diede una nuova Costituzione (1948).
  • La guerra fredda ruppe l'unità antifascista; nel 1948 vinse la DC.
  • La ricostruzione fu aiutata dal piano Marshall.
  • L'Italia si ancorò all'Occidente (NATO, Europa) negli anni del centrismo.

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La società del benessere

Sommario

Gli anni Cinquanta e Sessanta furono per l'Occidente un periodo di straordinaria crescita economica e di affermazione della società dei consumi e del benessere. Il capitolo tratta il boom economico, le nuove frontiere della scienza, il trionfo dei mass media, l'esplosione demografica, la contestazione giovanile, il nuovo femminismo e il Concilio Vaticano II.


Il boom dell'economia

Il dopoguerra inaugurò una lunga fase di sviluppo:

  • crescita sostenuta della produzione e del reddito nei paesi occidentali («trenta gloriosi»);
  • piena occupazione, aumento dei salari e dei consumi;
  • ruolo delle multinazionali e integrazione dei mercati.

Parola chiave: Multinazionali

Grandi imprese che operano in più paesi, con produzione e investimenti su scala internazionale. Protagoniste dello sviluppo economico del secondo dopoguerra e poi della globalizzazione.


Le nuove frontiere della scienza

  • Enormi progressi scientifici e tecnologici (elettronica, energia nucleare, conquista dello spazio);
  • la corsa allo spazio tra USA e URSS (Sputnik 1957, sbarco sulla Luna 1969);
  • crescente legame tra ricerca, industria e potere.

Il trionfo dei «mass media»

  • Diffusione capillare di televisione, radio, cinema, pubblicità;
  • i mezzi di comunicazione di massa plasmarono opinioni, gusti e modelli di consumo;
  • nascita di una cultura di massa sempre più omogenea e americanizzata.

L'esplosione demografica e la civiltà dei consumi

  • Forte crescita della popolazione mondiale (esplosione demografica), soprattutto nel Terzo Mondo;
  • nei paesi ricchi, affermazione della civiltà dei consumi;
  • emersero critiche al consumismo, all'omologazione e ai costi sociali e ambientali del modello.

Contestazione giovanile e nuovo femminismo

  • Negli anni '60 esplose la contestazione giovanile e la rivolta studentesca (il 1968), contro l'autoritarismo, il consumismo, la guerra del Vietnam;
  • nuova centralità dei giovani come soggetto sociale e culturale;
  • il nuovo femminismo rilanciò la lotta per l'emancipazione e i diritti delle donne.

La Chiesa cattolica e il Concilio Vaticano II

  • Il Concilio Vaticano II (1962-1965), voluto da Giovanni XXIII e proseguito da Paolo VI, rinnovò profondamente la Chiesa cattolica;
  • apertura al dialogo, riforma della liturgia, nuovo rapporto con il mondo moderno.

Concetti chiave

  • Boom economico del dopoguerra; ruolo delle multinazionali.
  • Corsa allo spazio (Sputnik 1957, Luna 1969).
  • Trionfo dei mass media e cultura di massa.
  • 1968: contestazione giovanile e studentesca; nuovo femminismo.
  • Concilio Vaticano II (1962-65): rinnovamento della Chiesa.

Riepilogo

  • Il dopoguerra portò in Occidente la società del benessere e dei consumi.
  • Progressi scientifici e mass media trasformarono la vita quotidiana.
  • Gli anni '60 videro la contestazione giovanile (1968) e il nuovo femminismo.
  • Il Concilio Vaticano II rinnovò la Chiesa cattolica.

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Distensione e confronto

Sommario

Gli anni Sessanta videro l'alternarsi di distensione e momenti di acuto confronto tra le superpotenze. Il capitolo tratta la crisi dei missili di Cuba, la Cina di Mao e la rottura con l'URSS, la guerra del Vietnam, la crisi cecoslovacca, l'Europa del benessere e le guerre arabo-israeliane.


Mito e realtà degli anni '60

Gli anni Sessanta furono percepiti come un'epoca di speranza e cambiamento:

  • crescita economica, conquiste sociali, fermenti culturali;
  • ma anche crisi internazionali e conflitti locali drammatici.

Kennedy e Krusciov: la crisi dei missili e la distensione

  • La presidenza di John F. Kennedy (USA) e la leadership di Krusciov (URSS);
  • la crisi dei missili di Cuba (1962): il momento di massima tensione della guerra fredda, sull'orlo del conflitto nucleare, risolta con un compromesso;
  • da allora, una nuova fase di distensione e di dialogo (telefono rosso, trattati sul nucleare).

La Cina di Mao: il contrasto con l'URSS e la rivoluzione culturale

  • Rottura tra Cina e URSS (fine anni '50-'60): contrasto ideologico e geopolitico nel mondo comunista;
  • in Cina, Mao lanciò il «grande balzo in avanti» (fallimentare) e poi la rivoluzione culturale (1966), violenta mobilitazione di massa contro i «nemici di classe».

La guerra del Vietnam

La guerra del Vietnam fu il principale conflitto «caldo» del periodo:

  • intervento crescente degli Stati Uniti a sostegno del Vietnam del Sud contro i comunisti del Nord e i Vietcong;
  • guerra lunga, costosa e impopolare, simbolo della contestazione;
  • si concluse (1975) con la sconfitta americana e l'unificazione comunista del Vietnam.

L'Urss e l'Europa orientale: la crisi cecoslovacca

  • Nell'Europa orientale, tentativi di riforma e di autonomia furono repressi;
  • la «primavera di Praga» (1968), tentativo di «socialismo dal volto umano» di Dubček, fu soffocata dall'intervento militare del Patto di Varsavia;
  • affermazione della «dottrina Brežnev» della sovranità limitata.

Parola chiave: Dissenso

Opposizione, spesso di intellettuali, ai regimi comunisti dell'Europa orientale e dell'URSS, espressa malgrado la repressione. Il dissenso divenne una forza morale e politica crescente.


L'Europa occidentale e le guerre arabo-israeliane

  • L'Europa occidentale visse gli anni del benessere e dell'integrazione, pur con tensioni (Francia di de Gaulle, 1968);
  • in Medio Oriente, le guerre arabo-israeliane continuarono: la guerra dei Sei giorni (1967), con l'occupazione israeliana di nuovi territori, aggravò il conflitto e la questione palestinese.

Concetti chiave

  • Crisi dei missili di Cuba (1962): apice della guerra fredda, poi distensione.
  • Rottura Cina-URSS; rivoluzione culturale cinese (1966).
  • Guerra del Vietnam (sconfitta USA, 1975).
  • Primavera di Praga (1968) repressa; dottrina Brežnev; dissenso.
  • Guerra dei Sei giorni (1967) in Medio Oriente.

Riepilogo

  • Gli anni '60 alternarono distensione e confronto tra le superpotenze.
  • La crisi di Cuba (1962) sfiorò la guerra nucleare, poi seguì il disgelo.
  • La Cina ruppe con l'URSS; la guerra del Vietnam e la repressione di Praga (1968) segnarono il decennio.
  • In Medio Oriente, la guerra dei Sei giorni aggravò il conflitto arabo-israeliano.

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Anni di crisi

Sommario

Gli anni Settanta e Ottanta furono segnati da crisi economica (lo shock petrolifero), dalla crisi delle ideologie e dal terrorismo, ma anche da nuove svolte politiche: la rivoluzione reaganiana, la trasformazione dell'URSS da Brežnev a Gorbačëv, e i mutamenti nel mondo comunista asiatico. Il capitolo analizza la fine del lungo ciclo di crescita.


La crisi petrolifera

La fase di crescita ininterrotta si interruppe negli anni '70:

  • la crisi petrolifera del 1973 (e poi del 1979): forte aumento del prezzo del petrolio deciso dai paesi produttori (OPEC), legato alle guerre arabo-israeliane;
  • recessione, inflazione e disoccupazione insieme («stagflazione»);
  • fine del lungo boom postbellico e ripensamento dei modelli economici.

Parola chiave: Monetarismo

Teoria economica (Milton Friedman) che pone al centro il controllo della quantità di moneta per combattere l'inflazione, criticando l'intervento keynesiano. Ispirò le politiche neoliberiste degli anni '80.


La crisi delle ideologie e il terrorismo politico

  • Declino delle grandi ideologie (marxismo, ma anche fiducia nello Stato sociale);
  • diffusione del terrorismo politico in vari paesi (in Italia gli «anni di piombo», con terrorismo di sinistra e di destra);
  • crisi e trasformazione dei partiti tradizionali.

Gli Stati Uniti e la «rivoluzione reaganiana»

  • Negli USA, la presidenza di Ronald Reagan (anni '80) inaugurò una svolta neoliberista e conservatrice;
  • riduzione del ruolo dello Stato nell'economia, tagli fiscali, deregolamentazione;
  • ripresa del confronto con l'URSS (riarmo, «guerre stellari»), poi nuovo dialogo.

L'Unione Sovietica: da Brežnev a Gorbačëv

  • Sotto Brežnev, l'URSS conobbe stagnazione economica e immobilismo politico;
  • crescente arretratezza rispetto all'Occidente;
  • l'ascesa di Gorbačëv (1985) avviò le riforme della perestrojka (ristrutturazione economica) e della glasnost (trasparenza), destinate a cambiare il sistema.

Dittature, democrazie e l'Asia comunista

  • In Europa occidentale e nell'Europa mediterranea, fine delle dittature e nuove democrazie (Spagna, Portogallo, Grecia negli anni '70);
  • in America Latina, alternanza di dittature e ritorni alla democrazia;
  • nell'Asia comunista, conflitti tra Stati comunisti e, dopo Mao, la svolta riformista della Cina (Deng Xiaoping), con l'apertura economica;
  • il «miracolo» economico del Giappone e dei nuovi paesi industrializzati asiatici.

Concetti chiave

  • Crisi petrolifera (1973): stagflazione, fine del boom.
  • Monetarismo e svolta neoliberista.
  • Terrorismo politico (in Italia gli «anni di piombo»).
  • Reagan: rivoluzione conservatrice negli USA.
  • Gorbačëv (1985): perestrojka e glasnost; svolta cinese di Deng Xiaoping.

Riepilogo

  • Gli anni '70 portarono la crisi petrolifera e la fine del lungo ciclo di crescita.
  • Entrarono in crisi le ideologie; si diffuse il terrorismo.
  • Negli anni '80 la rivoluzione reaganiana impose il neoliberismo.
  • L'URSS, stagnante sotto Brežnev, fu riformata da Gorbačëv, mentre la Cina si apriva all'economia di mercato.

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L'Italia dal miracolo economico alla crisi della prima repubblica

Sommario

Dal miracolo economico degli anni '50-'60 alla crisi della «prima repubblica»: il capitolo ripercorre la trasformazione dell'Italia, il centro-sinistra, il '68 e l'autunno caldo, gli anni di piombo del terrorismo, la solidarietà nazionale e le difficoltà del sistema politico negli anni '80.


Il miracolo economico

Tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '60 l'Italia visse il «miracolo economico»:

  • rapida industrializzazione e crescita del reddito;
  • l'Italia divenne un paese industriale moderno;
  • grande emigrazione interna dal Sud al Nord e dalle campagne alle città.

Le trasformazioni sociali

  • Diffusione dei consumi di massa (automobile, elettrodomestici, televisione);
  • urbanizzazione, mutamento dei costumi e della famiglia;
  • squilibri persistenti tra Nord e Sud e nuovi problemi sociali.

Il centro-sinistra

  • All'inizio degli anni '60, nascita dei governi di centro-sinistra (DC con il PSI);
  • programma di riforme (nazionalizzazione dell'energia elettrica, scuola media unica);
  • l'esperienza riformatrice si esaurì presto, deludendo le attese.

Il '68 e l'autunno caldo

  • Il 1968 italiano: contestazione studentesca contro l'autoritarismo e il sistema;
  • l'autunno caldo del 1969: grande ondata di lotte operaie e sindacali, con importanti conquiste (Statuto dei lavoratori, 1970);
  • forte mobilitazione sociale e politicizzazione.

Il terrorismo e la solidarietà nazionale

  • Gli «anni di piombo»: terrorismo di sinistra (Brigate Rosse) e di destra, stragi;
  • la fase della solidarietà nazionale (fine anni '70): avvicinamento del PCI (Berlinguer, «compromesso storico») all'area di governo;
  • il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro (1978) da parte delle BR segnò drammaticamente il periodo.

Parola chiave: Mafia

Organizzazione criminale di tipo mafioso, radicata soprattutto nel Mezzogiorno, fondata su violenza, intimidazione e rapporti col potere. Negli anni '80-'90 la lotta alla mafia divenne un nodo cruciale della vita italiana.


Politica, economia e società negli anni '80

  • Anni '80: ripresa economica, modernizzazione, ma anche crescita del debito pubblico;
  • pentapartito e protagonismo di Craxi (PSI);
  • crescente corruzione e degenerazione del sistema dei partiti;
  • le difficoltà del sistema politico prepararono la crisi della «prima repubblica» (poi travolta, all'inizio degli anni '90, da Tangentopoli).

Concetti chiave

  • Miracolo economico (anni '50-'60) ed emigrazione interna.
  • Centro-sinistra (DC-PSI) e riforme.
  • 1968 e autunno caldo (1969); Statuto dei lavoratori (1970).
  • Anni di piombo, terrorismo, caso Moro (1978); solidarietà nazionale.
  • Anni '80: debito pubblico, Craxi, corruzione; crisi della «prima repubblica».

Riepilogo

  • Il miracolo economico trasformò l'Italia in paese industriale e dei consumi.
  • Il centro-sinistra tentò riforme; il '68 e l'autunno caldo portarono grande mobilitazione.
  • Gli anni di piombo e il caso Moro segnarono la stagione del terrorismo.
  • Negli anni '80 crebbero debito e corruzione, anticipando la crisi della «prima repubblica».

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Società postindustriale e globalizzazione

Sommario

Negli ultimi decenni del Novecento si afferma la società postindustriale, fondata sui servizi, sull'informazione e sulla rivoluzione elettronica, e si sviluppa la globalizzazione. Il capitolo tratta i problemi ambientali, le tendenze demografiche, le migrazioni, la condizione femminile, i fondamentalismi e le questioni della bioetica.


Degrado dell'ambiente e sviluppo sostenibile

  • La crescita industriale ha prodotto gravi problemi ambientali (inquinamento, effetto serra, esaurimento delle risorse);
  • emerge la consapevolezza ecologica e l'idea di sviluppo sostenibile (conciliare crescita e tutela dell'ambiente).

Parola chiave: Ecologia

Coscienza e movimento per la tutela dell'ambiente e degli equilibri naturali. Dagli anni '70 l'ecologia è diventata una questione politica globale (movimenti verdi, conferenze internazionali sul clima).


La rivoluzione elettronica

  • L'informatica e l'elettronica hanno trasformato produzione, lavoro e vita quotidiana;
  • diffusione di computer, microelettronica, telecomunicazioni e poi di internet;
  • nascita dell'economia dell'informazione e della rete.

La società postindustriale

La società postindustriale:

  • prevalenza del terziario (servizi) sull'industria e sull'agricoltura;
  • centralità della conoscenza, dell'informazione e delle tecnologie;
  • nuove professioni, ma anche precarietà e disuguaglianze.

La globalizzazione e i suoi critici

La globalizzazione:

  • integrazione mondiale di mercati, finanza, produzione, comunicazioni e culture;
  • accelerata dalla fine della guerra fredda e dalle nuove tecnologie;
  • oggetto di critiche (movimenti no-global) per le disuguaglianze, lo strapotere delle multinazionali e l'omologazione culturale.

Tendenze demografiche, migrazioni e società multietnica

  • Tendenze demografiche divergenti: invecchiamento e calo delle nascite nei paesi ricchi, forte crescita nei paesi poveri;
  • grandi flussi migratori dai paesi poveri verso quelli ricchi;
  • nascita di società multietniche e multiculturali, con nuove tensioni e opportunità.

Donne, religioni e bioetica

  • Avanzamento (diseguale) della condizione femminile nel mondo;
  • nuovo protagonismo delle religioni e crescita dei fondamentalismi (di varie fedi);
  • progressi della medicina e questioni di bioetica (genetica, biotecnologie, inizio e fine vita).

Concetti chiave

  • Società postindustriale: prevalenza dei servizi e della conoscenza.
  • Rivoluzione elettronica e internet.
  • Globalizzazione e critiche no-global.
  • Ecologia e sviluppo sostenibile.
  • Migrazioni, società multietnica, fondamentalismi, bioetica.

Riepilogo

  • Si afferma la società postindustriale, fondata su servizi, informazione ed elettronica.
  • La globalizzazione integra il mondo ma genera disuguaglianze e contestazioni.
  • Crescono i problemi ambientali e l'idea di sviluppo sostenibile.
  • Migrazioni, società multietniche, fondamentalismi e bioetica caratterizzano il mondo contemporaneo.

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La caduta dei comunismi

Sommario

Tra il 1989 e il 1991 crollò il sistema comunista in Europa: caddero le democrazie popolari, fu abbattuto il Muro di Berlino e si dissolse l'Unione Sovietica, ponendo fine alla guerra fredda e all'ordine bipolare. Il capitolo tratta la transizione polacca, il 1989, la dissoluzione dell'URSS e la crisi jugoslava.


Un sistema in crisi

Il blocco comunista era ormai segnato da una crisi profonda:

  • arretratezza economica rispetto all'Occidente, inefficienza della pianificazione;
  • crescente dissenso e perdita di legittimità dei regimi;
  • le riforme di Gorbačëv (perestrojka, glasnost) accelerarono il processo, rinunciando all'uso della forza per sostenere i regimi satelliti.

La transizione polacca

  • In Polonia, il sindacato libero Solidarność (Walesa), sostenuto dalla Chiesa, sfidò il regime negli anni '80;
  • nel 1989 libere elezioni portarono al primo governo non comunista del blocco: avvio della transizione.

La fine delle democrazie popolari e la caduta del Muro

Il 1989 fu l'anno della svolta:

  • crollo dei regimi comunisti in tutta l'Europa orientale (Ungheria, Cecoslovacchia con la «rivoluzione di velluto», Romania, ecc.);
  • la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989), simbolo della fine della divisione;
  • nel 1990 la riunificazione tedesca.

La dissoluzione dell'Unione Sovietica

  • Le riforme non salvarono l'URSS: spinte indipendentiste delle repubbliche, crisi economica, tentativo di golpe (1991);
  • nel 1991 l'Unione Sovietica si dissolse: nacquero Stati indipendenti (con la Russia di Eltsin);
  • fine della guerra fredda e dell'ordine bipolare.

L'Europa orientale e la crisi jugoslava

  • La transizione fu in gran parte pacifica, ma la Jugoslavia si disgregò in modo violento;
  • guerre e conflitti etnici negli anni '90 (Croazia, Bosnia, poi Kosovo), con episodi di pulizia etnica e massacri (Srebrenica);
  • intervento della comunità internazionale.

Parola chiave: Pulizia etnica

Espulsione o eliminazione violenta di un gruppo etnico da un territorio per renderlo etnicamente omogeneo. Caratterizzò drammaticamente le guerre jugoslave degli anni '90.

Concetti chiave

  • Crisi del sistema comunista; ruolo delle riforme di Gorbačëv.
  • Solidarność e la transizione polacca.
  • 1989: caduta delle democrazie popolari e del Muro di Berlino; riunificazione tedesca (1990).
  • Dissoluzione dell'URSS (1991): fine della guerra fredda.
  • Crisi jugoslava e pulizia etnica.

Riepilogo

  • Tra 1989 e 1991 crollò il comunismo in Europa.
  • La transizione polacca e il 1989 abbatterono le democrazie popolari e il Muro di Berlino.
  • Nel 1991 si dissolse l'URSS, finendo la guerra fredda.
  • La Jugoslavia si disgregò in guerre segnate dalla pulizia etnica.

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Il nodo del Medio Oriente

Sommario

Il Medio Oriente è una delle aree più instabili del mondo contemporaneo, crocevia di interessi strategici (petrolio), conflitti nazionali e religiosi. Il capitolo tratta la rivoluzione iraniana, la questione palestinese, le guerre del Golfo e la difficile ricerca di pace, fino all'emergenza del fondamentalismo.


Un'area strategica

Il Medio Oriente è cruciale per:

  • le immense riserve di petrolio (interessi delle grandi potenze);
  • la sua posizione geografica e i conflitti nazionali e religiosi;
  • l'intreccio tra nazionalismo arabo, sionismo e islam.

La rivoluzione iraniana

  • In Iran, la rivoluzione del 1979 abbatté lo scià (filo-occidentale) e instaurò una repubblica islamica guidata dall'ayatollah Khomeini;
  • affermazione di un regime teocratico e del fondamentalismo islamico sciita;
  • ne seguì una lunga e sanguinosa guerra Iran-Iraq (1980-88).

La questione palestinese

  • Il conflitto israelo-palestinese restò il nodo centrale;
  • ruolo dell'OLP (Arafat) e delle popolazioni palestinesi nei territori occupati;
  • l'Intifada (rivolta palestinese) e i tentativi di mediazione;
  • gli accordi di Oslo (1993) aprirono una speranza di pace (autonomia palestinese), poi naufragata.

La guerra del Golfo

  • L'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq di Saddam Hussein (1990) provocò la guerra del Golfo (1991);
  • una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti liberò il Kuwait;
  • gli USA si affermarono come potenza arbitra dell'area.

Una pace difficile e l'emergenza fondamentalista

  • I processi di pace rimasero fragili e spesso interrotti da violenze;
  • crebbe l'emergenza fondamentalista: movimenti islamisti radicali, terrorismo, instabilità;
  • premesse delle crisi internazionali successive (terrorismo globale).

Parola chiave: Fondamentalismo

Atteggiamento religioso che pretende l'applicazione integrale e letterale dei principi di fede alla vita sociale e politica, rifiutando la modernità laica. Il fondamentalismo islamico ha avuto grande rilievo politico dagli anni '80.

Concetti chiave

  • Medio Oriente: petrolio e intreccio di conflitti.
  • Rivoluzione iraniana (1979, Khomeini); guerra Iran-Iraq (1980-88).
  • Questione palestinese, OLP, Intifada, accordi di Oslo (1993).
  • Guerra del Golfo (1991) contro l'Iraq di Saddam.
  • Emergenza fondamentalista.

Riepilogo

  • Il Medio Oriente è area strategica per il petrolio e crocevia di conflitti.
  • La rivoluzione iraniana (1979) affermò il fondamentalismo islamico.
  • La questione palestinese restò irrisolta, malgrado gli accordi di Oslo.
  • La guerra del Golfo (1991) e l'ascesa del fondamentalismo segnarono l'area.

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L'Unione europea

Sommario

Il capitolo ricostruisce il percorso dell'integrazione europea, dalle origini (CECA, CEE) fino alla nascita dell'Unione europea con il Trattato di Maastricht (1992), l'introduzione dell'euro e l'allargamento ai paesi dell'Europa orientale, analizzando progressi e difficoltà del processo.


Battute d'arresto e progressi

L'integrazione europea procedette tra avanzamenti e rallentamenti:

  • dalla CECA (1951) e dai Trattati di Roma (CEE ed Euratom, 1957);
  • progressivo ampliamento delle competenze e dei membri;
  • alternanza di fasi di slancio e di stallo (euroscetticismo, difese nazionali).

Maastricht e l'euro

Il Trattato di Maastricht (1992) segnò una svolta:

  • nascita dell'Unione europea (UE), che affiancò all'integrazione economica obiettivi politici, di cittadinanza, di politica estera e sicurezza;
  • avvio dell'Unione economica e monetaria, con la creazione della moneta unica, l'euro (in circolazione dal 2002);
  • criteri di convergenza economica per i paesi membri.

Parola chiave: Europeismo

Ideale e movimento politico favorevole all'unità e all'integrazione dei popoli europei, fino a forme di unione politica. È la spinta ideale alla base del processo di integrazione.


Le vicende politiche

  • Sviluppo delle istituzioni comunitarie (Parlamento europeo eletto a suffragio universale dal 1979, Commissione, Consiglio);
  • approfondimento dell'integrazione (mercato unico, Schengen per la libera circolazione);
  • tensioni tra spinte federaliste e difesa delle sovranità nazionali.

L'allargamento dell'Unione

  • Progressivo allargamento dell'Unione a nuovi paesi;
  • dopo la caduta dei comunismi, ingresso di molti Stati dell'Europa centro-orientale (grande allargamento del 2004);
  • l'UE divenne un'area vasta e diversificata, con le sfide di governare l'eterogeneità e di rafforzare la coesione.

Concetti chiave

  • Tappe: CECA (1951), CEE (1957), UE (Maastricht, 1992).
  • Euro: moneta unica (dal 2002).
  • Istituzioni: Parlamento europeo (elezioni dal 1979), Commissione, Consiglio; Schengen.
  • Allargamento all'Europa centro-orientale (2004).
  • Europeismo come ideale guida.

Riepilogo

  • L'integrazione europea procedette dalla CECA e dalla CEE fino all'Unione europea.
  • Il Trattato di Maastricht (1992) creò l'UE e avviò la moneta unica, l'euro.
  • Si rafforzarono istituzioni e mercato unico, tra spinte federaliste e sovranità nazionali.
  • L'allargamento all'Europa orientale ampliò l'Unione, ponendo nuove sfide di coesione.

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Sviluppo e disuguaglianza

Sommario

Il mondo contemporaneo è segnato da profonde disuguaglianze tra aree ricche e povere. Il capitolo analizza la geografia della povertà, il problema del debito estero, il risveglio dell'Asia (Cina, India e nuove economie), il dramma dell'Africa e le difficoltà dell'America Latina.


La geografia della povertà

Il pianeta è diviso da forti disuguaglianze:

  • divario tra Nord ricco e sviluppato e Sud povero del mondo;
  • differenze enormi nel reddito, nell'accesso a cibo, salute, istruzione;
  • la globalizzazione ha ridotto alcune distanze ma ne ha create di nuove.

Il problema del debito estero

  • Molti paesi poveri sono gravati da un pesante debito estero verso paesi ricchi e istituzioni internazionali;
  • il debito assorbe risorse che potrebbero finanziare lo sviluppo;
  • richieste di cancellazione o riduzione del debito dei paesi più poveri.

Parola chiave: Debito estero

Insieme dei debiti che uno Stato ha verso creditori stranieri (governi, banche, organismi internazionali). Per i paesi poveri rappresenta un grave ostacolo allo sviluppo.


Il risveglio dell'Asia

L'Asia è diventata protagonista della crescita mondiale:

  • la Cina, dopo le riforme di Deng Xiaoping, ha conosciuto una crescita economica eccezionale, diventando una potenza globale (pur restando un regime autoritario);
  • l'ascesa dell'India e delle nuove economie asiatiche («tigri»);
  • spostamento del baricentro economico mondiale verso l'Asia.

Il dramma dell'Africa

L'Africa subsahariana resta l'area più colpita dalla povertà:

  • guerre, instabilità politica, corruzione, eredità coloniali;
  • epidemie (AIDS), carestie, dipendenza economica;
  • difficoltà di sviluppo, malgrado le grandi risorse del continente.

L'America Latina fra crisi e stabilizzazione

  • L'America Latina ha alternato crisi economiche, debito e tentativi di stabilizzazione;
  • ritorno alla democrazia in molti paesi dopo le dittature;
  • persistenza di forti disuguaglianze sociali.

Concetti chiave

  • Disuguaglianze Nord-Sud del mondo; geografia della povertà.
  • Debito estero come ostacolo allo sviluppo.
  • Risveglio dell'Asia: ascesa di Cina e India.
  • Dramma dell'Africa: povertà, guerre, epidemie.
  • America Latina tra crisi e stabilizzazione.

Riepilogo

  • Il mondo contemporaneo è segnato da profonde disuguaglianze tra Nord e Sud.
  • Il debito estero frena lo sviluppo dei paesi poveri.
  • L'Asia (Cina, India) è il nuovo motore della crescita mondiale.
  • L'Africa resta in difficoltà, mentre l'America Latina oscilla tra crisi e stabilizzazione.

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Nuovi equilibri e nuovi conflitti

Sommario

Dopo la fine della guerra fredda il mondo è entrato in una fase di nuovi equilibri e nuovi conflitti: l'egemonia (contestata) degli Stati Uniti, la Russia postcomunista, il terrorismo internazionale e la crisi seguita all'11 settembre 2001, fino alla guerra all'Iraq. Il capitolo analizza il mondo «inquieto» del nuovo secolo.


Un mondo inquieto

La fine del bipolarismo non portò la pace promessa:

  • moltiplicarsi di conflitti locali, etnici e religiosi;
  • nuove minacce globali (terrorismo, proliferazione delle armi);
  • un mondo multipolare e instabile.

Parola chiave: Multiculturalismo

Coesistenza, entro una stessa società, di gruppi con culture, religioni e tradizioni diverse. Pone questioni di integrazione, identità e convivenza, centrali nelle società contemporanee segnate dalle migrazioni.


L'egemonia mondiale degli Stati Uniti

  • Dopo il 1991 gli Stati Uniti rimasero l'unica superpotenza;
  • ruolo di «gendarme del mondo», interventi militari e diplomatici;
  • ma egemonia presto contestata e logorata dai nuovi conflitti.

La Russia postcomunista

  • La Russia di Eltsin affrontò una difficile transizione al capitalismo (crisi economica, instabilità);
  • con Putin (dal 2000) il paese ritrovò un assetto più autoritario e ambizioni di potenza;
  • tensioni con l'Occidente e conflitti interni (Cecenia).

Terrorismo e crisi internazionale

  • L'11 settembre 2001: gli attentati di al-Qaida contro gli Stati Uniti (Torri Gemelle, Pentagono) segnarono una svolta epocale;
  • avvio della «guerra al terrorismo» globale;
  • intervento in Afghanistan contro i talebani e al-Qaida.

La guerra all'Iraq

  • Nel 2003 gli Stati Uniti (con alcuni alleati) attaccarono l'Iraq di Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione di massa (poi non trovate);
  • caduta del regime, ma lunga instabilità, guerriglia e tensioni;
  • la guerra divise la comunità internazionale e alimentò nuove crisi.

Concetti chiave

  • Mondo post-bipolare inquieto e multipolare.
  • Egemonia USA unica superpotenza, presto contestata.
  • Russia postcomunista: da Eltsin a Putin.
  • 11 settembre 2001 e «guerra al terrorismo»; Afghanistan.
  • Guerra all'Iraq (2003); multiculturalismo.

Riepilogo

  • La fine della guerra fredda aprì un'epoca di nuovi equilibri e conflitti.
  • Gli USA restarono unica superpotenza, ma con egemonia contestata.
  • La Russia passò da Eltsin a Putin, recuperando ambizioni di potenza.
  • L'11 settembre 2001 e la guerra all'Iraq (2003) segnarono l'inizio inquieto del nuovo secolo.

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La seconda repubblica

Sommario

All'inizio degli anni '90 la «prima repubblica» italiana crollò sotto i colpi di Tangentopoli, della crisi dei partiti tradizionali e del nuovo sistema elettorale. Il capitolo tratta la difficile transizione alla cosiddetta «seconda repubblica», l'avvio del bipolarismo, il ruolo dell'Italia nell'Unione europea e le trasformazioni della società.


La crisi del sistema politico

All'inizio degli anni '90 il sistema politico italiano implose:

  • inchiesta «Mani pulite» e scandalo Tangentopoli (1992): emersione della corruzione diffusa nei partiti;
  • crollo dei grandi partiti storici (DC, PSI) e scomparsa o trasformazione dei vecchi schieramenti;
  • pressione delle stragi di mafia (1992: omicidi di Falcone e Borsellino);
  • la fine della guerra fredda tolse il «collante» anticomunista del sistema.

Una difficile transizione

  • Crisi dei partiti e nascita di nuove formazioni (Forza Italia, Lega Nord, eredi del PCI e del MSI);
  • riforma in senso maggioritario del sistema elettorale (1993);
  • avvio di una fase nuova, definita giornalisticamente «seconda repubblica» (pur senza una nuova Costituzione).

Parola chiave: Proporzionale / Maggioritario

Due sistemi elettorali. Il proporzionale assegna i seggi in proporzione ai voti (favorisce il pluralismo e i governi di coalizione); il maggioritario premia chi prende più voti in un collegio (favorisce il bipolarismo e la governabilità). Il passaggio al maggioritario (1993) caratterizzò la transizione italiana.


L'avvio del bipolarismo

  • Affermazione di un sistema tendenzialmente bipolare: centro-destra e centro-sinistra che si alternano al governo;
  • ingresso in politica di Silvio Berlusconi (Forza Italia, 1994) e formazione di coalizioni contrapposte;
  • alternanza di governi di centro-destra e di centro-sinistra.

L'Italia nell'Unione europea

  • L'Italia compì notevoli sforzi per rientrare nei parametri di Maastricht e adottare l'euro;
  • forte impegno nel processo di integrazione europea;
  • risanamento dei conti pubblici, pur con un debito ancora elevato.

La società italiana alle soglie del nuovo secolo

  • Profonde trasformazioni: invecchiamento della popolazione, calo delle nascite, immigrazione e nascita di una società multietnica;
  • mutamenti nei costumi, nella famiglia, nel lavoro;
  • l'alternarsi al governo del centro-destra e del centro-sinistra accompagnò il paese nel nuovo secolo.

Concetti chiave

  • Tangentopoli / «Mani pulite» (1992): crollo dei partiti della prima repubblica.
  • Stragi di mafia (Falcone e Borsellino, 1992).
  • Riforma maggioritaria (1993): passaggio proporzionale → maggioritario.
  • Bipolarismo: centro-destra vs centro-sinistra; ingresso di Berlusconi (1994).
  • Italia e euro; società che cambia (immigrazione, invecchiamento).

Riepilogo

  • La «prima repubblica» crollò con Tangentopoli e la crisi dei partiti storici (1992-93).
  • La riforma maggioritaria avviò una transizione verso la «seconda repubblica».
  • Si affermò un sistema bipolare (centro-destra/centro-sinistra) con l'ingresso di Berlusconi.
  • L'Italia entrò nell'euro e affrontò le trasformazioni di una società sempre più multietnica.

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